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Questo articolo è stato pubblicato il 24 marzo 2014 alle ore 12:08.

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AMSTERDAM - Immaginate un mondo in cui basta parcheggiare l'auto e lei paga la tariffa da sola, senza interventi da parte nostra. Immaginate poi di ripartire e il pagamento si interrompe, sempre senza toccare nulla. Non è il futuro ma un nuovo device ideato da due italiani che arriverà sul mercato ad Aprile. Per ora il prototipo si chiama Hassle Free Parking ed è stato inventato da Beestar, azienda olandese che oltre ai due italiani conta un russo e un'inglese, tutti intorno ai 35 anni.

Esistono già sistemi più o meno automatici per il parcheggio ma hanno due problemi: sono basati sullo smartphone e fanno affidamento sul GPS. Tradotto significa che chi non ha un cellulare intelligente è fuori dal gioco e se si scarica il telefono non si può fermare il pagamento della tariffa. IL GPS poi ha un'accuratezza che varia dai tre ai venti metri, un po' troppi per capire se sono in divieto di sosta o se devo pagare una tariffa piuttosto che un'altra. Noi l'abbiamo provato ad Amsterdam, la sede di Beestar, una città dalle strade strettissime, dove tre metri fanno la differenza, significano la fine della strada e l'inizio del canale o della ciclabile, e dove perfino tra i due lati della via ci sono tariffe diverse. La prova si è svolta da sé. Abbiamo fermato l'auto e in un attimo ci è arrivato un messaggio con l'inizio del pagamento. Una mappa ci fa vedere dove abbiamo parcheggiato con precisione maniacale mentre i server dell'azienda comunicano alla motorizzazione l'avvio del pagamento. Basta che l'ausiliario del traffico scansioni la targa per vedere che abbiamo il permesso di sostare e in caso di problemi il sistema ci avverte con una notifica sullo smartphone o, altra grande trovata, con una chiamata automatica. Così insomma possiamo usarlo anche con un telefonino degli anni '90.

Grande come un pacchetto di sigarette, il device si mette sul cruscotto dell'auto, si carica da solo grazie a celle fotovoltaiche (ma c'è anche l'USB), ha una sim per inviare e ricevere dati e un modulo GNNS, la chicca di tutto il sistema. Anziché usare solamente il fallace GPS, i ragazzi di Beestar hanno ideato Retrace, tecnologia proprietaria che corregge il segnale sfruttando il network di basi terrestri WAAS e Eggnos, già usati dagli aerei, e i dati della Nasa sul posizionamento dei satelliti che vengono aggiornati ogni mezz'ora. La terza trovata è di far eseguire i calcoli per il posizionamento ai loro server, togliendo gran parte del lavoro sporco al device che risulta così più piccolo ed economico. Non ha bisogno di una costosa CPU a otto core, basta un microcontrollore a basso consumo, niente schede di memoria esagerate né batterie superpotenti. E così il prezzo precipita in basso, tanto che la previsione è di 5 euro al mese per il servizio e il device in omaggio. Non male visto che non si deve più andare a caccia di parcometri e che fa tutto da solo.

La precisione di Retrace infatti va oltre il parcheggio e consente di fare il salto dal Mobile based payment, il pagamento su smartphone, al Location based payment, che sfrutta la posizione. Sapere esattamente dov'è l'auto comporta notevoli vantaggi e permette di intuire interessanti sviluppi. "In futuro potremo pagare la benzina da remoto o il lavaggio dell'auto visto che sappiamo esattamente a quale pompa si sta attingendo o a quale stazione di servizio ci siamo fermati", racconta Emanuele Francioni, ingegnere romano e front man di Beestar, "Fuori dall'automotive si può pensare alla pubblicità basata con precisione sul luogo in cui mi trovo", aggiunge il socio Fulvio Venturelli, sviluppatore di lungo corso fin dal 1999, quando aveva 19 anni.

Come dicevamo, per ora si parte da Amsterdam con un partner d'eccellenza, la banca olandese Rabo Bank, che da fine aprile offrirà Hassle Free Parking ad aziende e privati. L'obiettivo sono principalmente società di leasing o car sharing: l'utente che affitta un'auto non deve più collegare il proprio conto in banca e numero di cellulare a un'auto non sua, non deve inserire ogni volta la propria password di Paypal per pagare, ma ha un account a se stante legato al servizio.

Oltre alle soluzioni tecnologiche, l'originalità di Beestar è evidente anche dalle soluzioni di business, in netto contrasto con la logica delle startup. Nata del novembre 2012 da quattro ex dipendenti di TomTom, ha goduto di un investimento iniziale di 350 mila euro messo a disposizione da uno di loro più una sovvenzione del governo olandese, il WBSO, che gli ha permesso di usare le menti e le attrezzature del TNO, il CNR olandese. "Anziché vendere la nostra tecnologia noi vendiamo un servizio e lo cediamo in esclusiva a una sola azienda per ogni settore", racconta Francioni, "Il cliente paga i costi di sviluppo a prezzo di costo, noi non ci guadagniamo nulla, e quando il device entra in commercio ci dividiamo i profitti". In pratica diventano un reparto di ricerca e sviluppo esterno, offrendo tutto il know how necessario senza che il partner metta in piedi una nuova struttura da zero. A differenza del classico iter delle startup, Francioni e soci sono contrari agli acceleratori. "Ne abbiamo provato uno ma ottenendo finanziamenti perdi il controllo dell'azienda e poi il valore della tua società viene gonfiato a dismisura senza alcuna giustificazione economica", sottolinea l'ingegnere, che conclude: "Gli acceleratori funzionano solo per metterti in contatto con le persone giuste". Ecco quindi la loro formula: "Abbiamo messo a disposizione dei mentor che credono in noi alcune quote di Beestar così ora abbiamo un advisory board composto da persone che credono in noi, che ci aiutano consigliando la strada giusta e ci girano contatti utili". A quanto pare sembra funzionare visto che a distanza di un anno e mezzo la loro società vale 4,4 milioni di euro e il loro primo prodotto deve ancora uscire.

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