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Questo articolo è stato pubblicato il 28 aprile 2014 alle ore 11:51.
L'ultima modifica è del 28 aprile 2014 alle ore 12:48.

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Usare etichette di DNA artificiale per combattere l'adulterazione dell'olio d'oliva: è la soluzione, equivalente a "un'etichetta che non può essere rimossa", proposta dai ricercatori del Politecnico di Zurigo.
Il problema della contraffazione dell'olio d'oliva è di proporzioni allarmanti: secondo uno studio del 2010 ben il 69% dell'olio extra vergine d'oliva importato negli USA sarebbe in realtà di qualità inferiore.

La pratica di "tagliare" il costoso extra vergine con oli di tipo diverso, trattati con coloranti per mascherare la differenza, sarebbe diffusa e difficile da arginare, nonostante le operazioni antisofisticazione.
Il problema sarebbe risolto se si potesse rendere identificabile il produttore delle partite di olio in modo non falsificabile. Lo strumento perfetto per questo scopo esiste già in natura: il DNA, la molecola alla base della vita, è infatti un codice che noi oggi possiamo riscrivere a piacimento. È possibile produrre molecole di DNA biologicamente inerti e riportanti un codice univoco, che applicate su un oggetto sono pressoché impossibili da eliminare. Una tecnologia già utilizzata in campi disparati, compreso quello dell'identificazione di criminali. Secondo Robert Grass, professore di chimica e bioscienze applicate al Politecnico di Zurigo, basterebbero pochi grammi di DNA per rendere identificabile l'intera produzione olearia italiana.

Tuttavia il DNA si altera facilmente, ed è necessario stabilizzarlo perché possa fungere da etichetta permanente. In un articolo pubblicato su ACS Nano, il professor Grass descrive come sia possibile incapsulare le molecole di DNA all'interno di un "fossile sintetico" di silicio, nel quale vengono incluse nanoparticelle di ossidi ferrosi magnetici per facilitarne il recupero.
Un esperimento ha dimostrato che le "etichette" non alterano aspetto e sapore dell'olio, e che rimangono stabili resistendo al calore e all'invecchiamento. Ne basta appena un milionesimo di grammo per litro per rendere identificabili le proporzioni degli oli presenti, con procedimenti alla portata di qualsiasi laboratorio medico. Il costo sarebbe di soli 0,02 centesimi al litro.
Secondo il professor Grass, l'uso di questa tecnica sarebbe generalizzabile ad altri oli pregiati, come quello di bergamotto, e in linea di principio a qualsiasi alimento adulterabile. Resta da vedere, però, se il vantaggio di poter accertare la provenienza dei cibi riuscirà a prevalere sulla diffidenza del pubblico verso qualunque additivo "innaturale", anche se inerte e aggiunto in proporzioni minime come queste etichette genetiche.

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