Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 24 agosto 2014 alle ore 15:49.
L'ultima modifica è del 24 agosto 2014 alle ore 16:22.

My24

Rosetta, la sonda dell'Agenzia spaziale europea Esa, sta continuando a compilare la carta di identità della cometa C67P, il suo bersaglio di soli 4,5 x 3,5 chilometri raggiunto con precisione millimetrica dopo dieci anni di viaggio nel sistema solare. Ora Rosetta è a soli 80 chilometri circa dalla cometa dalla strana forma di un arachide fatto ad "L" ed è riuscita a misurarne la massa girandogli intorno e valutando quanta forza di attrazione gravitazionale la cometa stessa esercita. Il numero che ne esce è fantasmagorico a prima vista, il gigantesco "sasso spaziale" ha una massa di ben 10 miliardi di tonnellate. Considerato che la portaerei italiana Cavour ha una massa di 30.000 tonnellate il conto è presto fatto: cometa eguale 100.000 portaerei.

Enorme quindi? Niente affatto, dato che calcolando il volume della cometa stessa viene una densità di soli 300 chili per metro cubo. Sorpresa: la cometa, se la si potesse mettere in un oceano terrestre, in fondo non è così grande, galleggerebbe come un pezzo di pietra pomice, quella che una volta si usava durante le abluzioni nei bagne e che ogni tanto si vede galleggiare a piccoli pezzi in mare.

Questo dato, ricavato tutto sommato in modo semplice, ci dice già parecchio del corpo celeste. Per esempio che è, come previsto, una mistura di polvere, roccia e ghiaccio molto porosa e forse, sottolineiamo forse, potrebbe avere caverne al suo interno come nel famoso film "Deep Impact". Lo si deduce dal peso complessivo: per ottenerlo bisogna "alleggerire" la cometa stessa: o è una gruviera, prudenza a dirlo, o il materiale di cui è composta è più leggero del previsto. Vedremo. Il dato ricavato è fondamentale anche per guidare la sonda principale, Rosetta, che ora deve orbitare sempre più vicina alla cometa, ed evitare che venga attratta e si schianti sulla stessa. Dal punto di vista del moto infatti è come se la sonda fosse una piccola biglia di ferro che deve avvicinarsi a un magnete abbastanza da poterlo studiare ma non troppo da venirne catturato.

Deve andarci vicino perché, a novembre, si staccherà dalla sonda il piccolo mezzo chiamato Philae e cercherà di posarsi sulla cometa per studiarla in situ. Motivo di orgoglio per il nostro Paese è che il trapano del piccolo mezzo, indispensabile per estrarre campioni da analizzare, è italiano, sviluppato dal Politecnico di Milano con una tecnologia veramente ingegnosa, la migliore esistente oggi come oggi, che solo noi siamo riusciti a sviluppare e che verrà impiegata anche nelle missioni marziane. Dove atterrerà questo piccolo esploratore robotico lo sapremo nelle prossime ore, quando verrà resa pubblica una prima lista di 5 siti della cometa su sui si pensa ragionevolmente, dalle prime analisi delle immagini ricevute, che ci si possa appoggiare- Per il momento dobbiamo accontentarci di guardare le affascinanti immagini che e ci arrivano di continuo, che ci mostrano un corpo frastagliatissimo, pieno di piccoli crateri, alcuni dei quali, i più grandi, hanno i bordi straordinariamente alti, come se fosse caduto un sasso in uno stagno sollevando un'onda, immediatamente congelata. Come si sono formati questi crateri, per il momento unici? per quanto ne sappiamo. E poi come mai questa strana forma ricurva, come se qualcuno avesse messo assieme due diverse comete e le avesse saldate assieme formandone una sola.

Man mano che arrivano le informazioni e le immagini, purtroppo rilasciate da Esa solo in bassa risoluzione, aumenta la meraviglia per questo oggetto e la speranza che Rosetta e Philae risolvano molti dei misteri che questi sassi ghiacciati che vagano nel cosmo portano con sé, sono pezzi delle origini del sistema solare e, forse, anche nostre.

Commenta la notizia

Shopping24

Dai nostri archivi