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Questo articolo è stato pubblicato il 16 novembre 2014 alle ore 08:13.

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aSono 50 i bambini che ogni anno solo in Italia muoiono soffocati da una caramella, una nocciolina o un oggetto mentre sono in casa, nelle mense scolastiche, nei centri commerciali. Non sono vittime di incidenti inevitabili come spesso vengono descritti, ma vittime del "non sapere" e come tali possono essere prevenuti. Il prestigioso British Medical Journal già una decina di anni fa aveva posto la questione decidendo di vietare negli studi pubblicati la parola "incidente" per questo tipo di eventi: chiamare le cose con il loro nome – si leggeva nell'editoriale – contribuisce a rendere consapevoli genitori, insegnanti medici e istituzioni, e di conseguenza con le idonee strategie di prevenzione, ridurre l'incidenza e la gravità delle lesioni come avviene per le patologie.
Serve quindi riconoscere prima di tutto che non si tratta di fatalità e poi metter in atto azioni di prevenzione primaria e secondaria. Come è successo per i giocattoli, il susseguirsi delle varie revisioni della direttiva ha drasticamente ridotto il tasso di mortalità per giochi. Ma l'elenco di cibi e oggetti potenzialmente pericolosi per un bambino sono tanti, vanno studiati, catalogati scrivendo le opportune avvertenze sulle confezioni. Proprio in Italia, all'Università di Padova esiste la banca dati più grande del mondo su questi decessi, una raccolta preziosa sulle caratteristiche degli oggetti associati a maggior rischio da cui partire per impostare una prevenzione primaria e secondaria, informando genitori e insegnanti su come si eseguono le manovre di disostruzione delle vie aeree.
«Purtroppo non esiste una normativa specifica su questa tematica nè l'obbligo di formazione di personale. Occorre invece comprendere che la sorveglianza del fenomeno può salvare la vita e ridurre al massimo le possibili invalidità, oltre ad abbassare i costi sociali – spiega Dario Gregori, professore associato e responsabile dell'Unità di biostatistica, epidemiologica e salute pubblica all'Università di Padova, ma anche coordinatore del Registro internazionale Susy Safe (Surveillance system on foreign body injuries in children) –. Per questo invitiamo tutti genitori, insegnanti, operatori sanitari e istituzioni a collaborare, inviandoci la loro esperienza o compilando un semplice questionario sul nostro sito, dal quale è anche possibile scaricare i poster informativi (si veda qui a fianco, ndr), oltre a imparare le semplici manovre di disostruzione delle vie aeree». La nostra incolumità dipende anche da noi.

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