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Riforme: allo Stato vanno le competenze informatiche

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Riforme: allo Stato vanno le competenze informatiche

  • –di L.Tre.

Lo Stato avrà la competenza sul “coordinamento informatico dei dati, dei processi e delle relative infrastrutture e piattaforme informatiche dell'amministrazione statale, regionale e comunale”. Lo prevede un emendamento di Stefano Quintarelli e Paolo Coppola alle riforme approvato all'unanimità dall'Aula. Il governo aveva inizialmente dato parere negativo e poi modificato, dopo il dibattito. La Costituizione prevede una competenza centrale dello Stato nel coordinamento informatico in relazione solo ai dati. Con l’emendamento approvatoe quindi con il nuovo comma R dell'articolo 117 si è voluto mettere ordine tra l’autonomia regionale in ambito informatico che avrebbe portato all’adozione di più piattaforme informatiche.

La cronaca in aula
Come dichiarato in aula dal deputato di Scelta civica la competenza della Stato limitata ai dati «nasce in un'epoca di fatto pre-Internet, quando ci si scambiava i dati con stampe, nastri e dischi. Oggi, nel secolo della rete, limitare il coordinamento informatico ai soli dati è come accordarsi su dimensione del pallone e del campo, ma non su come funzionano rimessa laterale e fuorigioco. Sono convinto che, in un'epoca in cui Internet rende il mondo un punto, rinunciare al coordinamento informatico equivalga a rinunciare a una leva importante per l'efficacia della macchina amministrativa, anche in termini di riduzione di duplicazioni, sprechi e inefficienze, a beneficio di cittadini e imprese». Dopo l’intervento di Quintarelli che si era detto disposto a ritirare l’emendamento è intervenuto Antonio Palmieri di FOrza Italia che ha innescato un dibattito; e grazie agli argomenti e al tono dialogante utilizzato (che ha stemperato il clima), alla fine tutti i gruppi hanno appoggiato l'emendamento. A questo punto il ministro Maria Elena Boschi, dopo essersi consultata con il relatore Emanuele Fiano, ha annunciato il cambio di parere da parte del governo. «Stiamo cercando un equilibrio nuovo tra Stato e Regioni - ha spiegato il ministro - un equilibrio non facile; per questo inizialmente avevamo deciso di non attribuire tutti i poteri allo Stato. Però visto che Gruppi con sensibilità più federaliste sono favorevoli, cambiamo il parere».

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