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Contratti a termine, tetto a 36 mesi

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Contratti a termine, tetto a 36 mesi

Per il contratto a tempo determinato resterà l’attuale limite massimo di durata di 36 mesi. L’associazione in partecipazione sarà superata, così come il lavoro ripartito (job sharing), mentre il tetto d’importo per i voucher sarà alzato, e con utilizzo della tecnologia il lavoro accessorio sarà tracciabile.

Si potranno continuare ad usare il contratto di somministrazione (per lo staff leasing, ovvero la somministrazione a tempo indeterminato, verranno tolte le causali) e il lavoro a chiamata. Quanto alle collaborazioni, non si potranno fare nuovi contratti Cocopro, e nel periodo transitorio (potrebbe essere fissato al 1° gennaio 2016) gli attuali Cocopro verranno portati a scadenza, in attesa di una ridefinizione del confine tra lavoro subordinato e autonomo (con la predisposizione di indici presuntivi relativi). Novità in arrivo anche per le mansioni: in presenza di una ristrutturazione o riorganizzazione aziendale l’impresa potrà modificare le mansioni del lavoratore fino ad un livello, senza toccare il trattamento economico (in sede “protetta” il margine d’azione potrà essere più ampio).

Sull’apprendistato si punta a semplificare il primo livello (per il diploma e la qualifica professionale) e il terzo livello (alta formazione) per spingere sull’alternanza scuola-lavoro sul modello duale tedesco. Sono questi i cardini del Dlgs sul riordino dei contratti, che si compone di una quindicina di articoli, e che sarà approvato dal Consiglio dei ministri di domani, secondo quanto illustrato dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, alle parti sociali nell’incontro di ieri pomeriggio. Il ministro ha anche spiegato che quelli illustrati sono «gli orientamenti» del suo dicastero, ed è possibile quindi che «siano tradotti diversamente nel Consiglio dei ministri». Che, salvo sorprese, darà pure il via libera definitivo ai due Dlgs sul contratto a tutele crescenti e sulla nuova Aspi, nonché il primo via libera al Dlgs sull’agenzia unica per le ispezioni del lavoro (oggi Poletti vedrà i sindacati che sono fortemente critici), mentre sembra in forse il Dlgs sulla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro (restano da sciogliere ancora alcuni nodi sulle coperture).

Sullo sfondo resta il nodo dei licenziamenti collettivi (si veda l’articolo qui sotto). Per i contratti a termine, sul tavolo c’erano due ipotesi, quella di confermare l’attuale durata di 36 mesi, e quella di ridurla a 24 mesi (portando il tetto massimo delle proroghe da 5 a 3): domani il ministro sosterrà la conferma dell’attuale disciplina, contenuta nel decreto Poletti del maggio 2014. Si punta anche a favorire il ricorso al part time, stabilendo alcune regole di base per i contratti che non lo disciplinano o per le imprese che non applicano il contratto. L’obiettivo del Governo, ha spiegato Poletti, è quello di «spostare sul contratto a tempo indeterminato il maggior numero di tipologie contrattuali esistenti oggi».

Al termine, commenti critici dalla Cgil: «Siamo sostanzialmente delusi - sostiene la segretaria nazionale Serena Sorrentino - si tratta di un’operazione di sola semplificazione e manutenzione, non quel disboscamento dei contratti e delle precarietà che il governo aveva promesso». Drastico il giudizio del numero uno della Uil, Carmelo Barbagallo: «La montagna ha partorito un topolino: nel decreto non c’è niente contro la precarietà». Positivo, invece, il giudizio della Cisl: «La direzione di marcia è quella giusta - afferma il segretario nazionale Gigi Petteni - si incentiva il contratto a tempo indeterminato e si contiene il precariato; anche se avremmo voluto un contrasto più forte, la filosofia è condivisile. Sulle collaborazioni è positivo che si intervenga contro il falso lavoro autonomo, ma dobbiamo lasciare che sia la contrattazione a trovare la soluzione più efficace».

Per il presidente della Commissione lavoro del Senato, Maurizio Sacconi (Ap), intervenuto a un convegno di Adapt, «se confermato, l’annuncio del ministro Poletti di tenere in vita il contratto a termine di 36 mesi e il lavoro intermittente è certamente positivo - ha detto - ma anche collaborazioni e associazioni in partecipazione corrispondono, quando correttamente utilizzati, a modi di produrre beni o servizi». L’auspicio invece del presidente della Commissione lavoro della Camera, Cesare Damiano (Pd), è che dal Cdm di domani «esca una chiara indicazione delle forme di assunzione da cancellare, a partire dai contratti coordinati e continuativi e a progetto» e il premier Renzi «si ponga il problema di rendere strutturali gli incentivi per le tutele crescenti».