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Banda ultralarga, ecco il piano del governo da 6 miliardi di euro

Tlc e servizio universale

Banda ultralarga, ecco il piano del governo da 6 miliardi di euro

ROMA - Muove i primi passi il progetto dell'Italia a banda ultralarga. Un piano da 6 miliardi di risorse pubbliche che il consiglio dei ministri ha esaminato insieme alle linee strategiche per l'Italia digitale, volte alla diffusione dei servizi online della Pubblica amministrazione. Non c'è una data imperativa di “chiusura” della rete in rame, fortemente temuta da Telecom Italia, ma si ribadisce l'intenzione di raggiungere gli obiettivi indicati dalla Ue: al 2020 almeno il 50% delle famiglie abbonate a un servizio a 100 megabit/secondo (con l'85% collegabile) e il 100% al quale dovranno essere garantiti almeno 30 megabit.

In conferenza stampa, il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi prova a spegnere le polemiche dei giorni scorsi sull'ipotesi che il piano condizionasse le scelte di investimento: «Si è deciso di lasciare al mercato la scelta tecnologica rispetto agli standard con cui arrivare alla velocità di connessione indicata». Ci sarà un'asta sul tempo: le risorse pubbliche andranno a chi offre interventi più rapidi a prescindere dalla tecnologia: Fttc, Fttb o Ftth.

Il Piano, che è stato posto in consultazione pubblica per due mesi a partire dal 20 novembre, prevede anche dei voucher da riconoscere direttamente agli utenti per l'attivazione di servizi a banda larga con tecnologia in fibra ottica, ma solo se in corso d'opera l'obiettivo dei 100 megabit indicato dalla Ue dovesse rivelarsi difficile da raggiungere (si ipotizza un contributo di 100-150 euro). Altro elemento di rilievo, che potrebbe scatenare nuove polemiche soprattutto da parte di Telecom Italia e di Fastweb, è l'inserimento del “servizio universale digitale” per collegamenti ultrabroadband. Il nuovo servizio universale, oggi applicato solo alla telefonia di base, comporterebbe costi elevati e andrebbero successivamente determinate le modalità di remunerazione, stabilendo anche su quali operatori dovrebbe ricadere l'onere. Una questione che si preannuncia particolarmente complessa. Ma non è l'unico elemento spinoso che il governo intende inserire in un provvedimento ad hoc nelle prossime settimane (un decreto o emendamenti al Dl investment compact). Un'altra “pillola avvelenata” potrebbe essere la convergenza di prezzo per i collegamenti in fibra ottica realizzati con sovvenzioni statali, al medesimo livello dei collegamenti in rame.

Sulle risorse pubbliche non ci sono novità particolari rispetto al Piano che era stato messo in consultazione. Saranno utilizzate con modalità diverse in base ai 4 cluster territoriali in cui è stata suddivisa l'Italia ai fini degli obiettivi di copertura. Quattro miliardi arriveranno da fondi comunitari gestiti a livello nazionale (Fondo sviluppo e coesione), due miliardi da fondi Ue di competenza regionale (Fesr e Feasr): 6 miliardi in tutto di risorse pubbliche ai quali sommare fondi eventualmente attivabili con il piano Juncker e 2 miliardi di investimenti privati già pianificati. Il governo punta in realtà a incrementare ulteriormente la quota di investimenti, fino al possibile raddoppio, attraverso finanziamenti a tasso agevolato e mediante l'utilizzo della garanzia statale: un Fondo ad hoc per gli operatori e un Fondo dei fondi per i finanziamenti aperto a investitori istituzionali dovrebbero rispondere a questo obiettivo. In dirittura d'arrivo altre misure attese da tempo in attuazione del decreto Sblocca Italia: il credito d'imposta a valere su Ires e Irap per gli investimenti nelle nuove reti e il Catasto unico delle infrastrutture. Nel piano sono poi confermate sia le semplificazioni e la riduzione degli oneri amministrativi per la posa della fibra ottica sia un abbassamento dei limiti in materia di elettromagnetismo per adeguarsi alle medie Ue (altro tema a grosso rischio di polemiche).
Accanto al piano per la banda ultralarga, arrivano anche le linee guida per la «Crescita digitale». Nel menù l'implementazione del servizio pubblico d'identità digitale e del sistema pubblico di connettività, oltre a «regole tecniche e infrastrutture per garantire la connettività e l'interoperabilità wi-fi negli uffici pubblici e nelle scuole/ospedali». Sarà creata la piattaforma «Italia Log In». «La Pa aprirà apre i suoi dati e offre e riprogetta i servizi a disposizione delle imprese e dei cittadini» promette il governo.

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