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Dossier Vecchi e nuovi bandi di gara per la banda ultra larga

    Dossier | N. 10 articoliBanda larga, tutto quello che le aziende (e i cittadini) devono sapere

    Vecchi e nuovi bandi di gara per la banda ultra larga

    Siamo giunti alla perfetta metà del guado tra i vecchi e nuovi bandi di gara per la banda ultra larga. I vecchi sono stati tutti assegnati in Molise, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, con un finanziamento pubblico di circa 358 milioni di euro per la componente passiva (scavi e fibra spenta) a cui si aggiungono ulteriori 394 milioni a carico di Telecom Italia, che è risultata la sola vincitrice nelle gare. Da questo computo, con i fondi della vecchia programmazione (2007-2013) restano fuori solo le sperimentazioni a Monza e Varese (3,4 milioni di euro) e un bando in Toscana da 21,1 milioni di euro, in fase di valutazione. Le risorse saranno quindi spese tutte quest'anno.
    I nuovi bandi invece sono ben più sostanziosi e riguarderanno tutte le Regioni italiane, con 5,6 miliardi di euro pubblici (a cui si sommerà il contributo dei privati), secondo gli obiettivi del Governo. I primi bandi potrebbero arrivare a fine anno, nelle aree meno redditizie, mentre per gli altri se ne parla probabilmente a partire da metà 2016.
    Per i primi bandi, serve l'ok della Commissione europea, ma “ci aspettiamo uno sdoganamento molto rapido, entro poche settimane – ha detto il sottosegretario del ministero dello Sviluppo economico Antonello Giacomelli– perché si tratta di strumenti già utilizzati su cui l'Europa non ha problemi”. Secondo Giacomelli, i primi bandi del nuovo piano banda ultra larga partiranno quindi “entro l'anno”.
    Vediamo nel dettaglio il quadro dei bandi.
    I bandi già assegnati riguardano circa 10 milioni di abitanti in oltre 760 comuni italiani. Saranno collegate alla fibra anche 5.200 sedi della Pubblica Amministrazione tra cui oltre 400 ospedali e circa 2.000 istituti scolastici. Gran parte della popolazione riceverà di conseguenza un servizio fibra ottica agli armadi (che su rete Telecom Italia al momento equivale a 30 o 50 Megabit al secondo), ma si ipotizza un 20 per cento raggiunto anche da fibra nelle case.
    Le reti e i servizi corrispondenti vengono attivate man mano, già in questa fase, quindi si ipotizza che circa il 60-70 per cento della popolazione meridionale avrà banda ultra larga a fine 2015.
    La situazione è più complicata per i nuovi bandi, di cui al momento sono disponibili 4,3 miliardi di euro (di cui 2,1 strutturali europei assegnati da tempo e 2,2 miliardi assegnati ad agosto, con delibera Cipe, di fondi nazionali sviluppo e coesione) .
    Solo per i bandi, a questi fondi si aggiungeranno (con futura delibera Cipe) altri 1,3 miliardi di euro, per arrivare appunto a 5,6 miliardi (il piano banda ultra larga prevede 7 miliardi di euro pubblici, ma gli 1,4 miliardi di euro restanti, ancora da assegnare, andranno a misure diverse da bandi di gara).
    Sono tre le modalità con cui i fondi potranno essere usati. Intervento diretto: lo Stato (Infratel, in particolare, società del ministero dello Sviluppo economico) fa la rete e poi la dà in usufrutto oneroso agli operatori (modello che di solito viene usato nelle zone più povere, dove i privati non vogliono investire affatto); modello a incentivo, dove gli operatori mettono almeno il 30 per cento del costo per fare la rete (il resto sono fondi pubblici) e poi la possiedono. Il modello prevede che se dovessero fare profitti, in queste zone, dovranno girarli allo Stato.
    Il terzo modello è il solo mai utilizzato finora in Italia ed è la partnership pubblico-privata, con cui Stato e operatori possono intervenire assieme (l'idea è con una società veicolo). Al momento non si sa se si troverà una intesa fra gli attori per formare una partnership pubblico-privata.
    Spetta al ministero dello Sviluppo economico indicare quali fondi saranno stanziati nelle diverse aree d'Italia (a questo scopo, ne sono state individuate 94.645).
    I fondi già disponibili per i bandi sono utilizzabili sono nelle zone a fallimento di mercato per la banda ultra larga, cioè dove gli operatori non hanno piani commerciali autonomi di nessun tipo. Equivalgono a circa il 50 per cento della popolazione. Qui i primi bandi potrebbero arrivare già a fine anno. Nel resto d'Italia bisognerà aspettare il via libera della Commissione europa (previsto per la primavera) e quindi lo stanziamento di ulteriori fondi.

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