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Dossier «L'Italia vuole un'intesa vincolante»

Dossier | N. 18 articoliIl mondo contro il climate change

«L'Italia vuole un'intesa vincolante»

Renzi  Netanyahu (Afp)
Renzi Netanyahu (Afp)

È un'Italia che ha una spiccata sensibilità ambientalista quella che Matteo Renzi racconta a Parigi snocciolando quei dati utili ad «uscire dalla retorica che non facciamo abbastanza». Dal 1990, ricorda il presidente del Consiglio, abbiamo ridotto le emissioni del 23%, e le nostre aziende, a partire da Eni ed Enel, sono in prima fila.

Dunque un'Italia che ha le carte in regola, dalla green economy alla geotermia con il 43% delle energie rinnovabili nelle produzioni elettriche e i primi al mondo nel contributo fotovoltaico nel mix elettrico nazionale, circa l'8%. Ma l'Ue vale il 10% delle emissioni globali, c'è bisogno, cioè, di un investimento che non sia fatto solo dall'Italia ma da tutto il mondo. Renzi appare ottimista anche se la strada è ancora lunga ma l'accordo va trovato, dice Renzi ricordando Copenaghen che nel 2009 «fu un mezzo fallimento». Solo nei prossimi giorni si capirà se è possibile trovare un giusto equilibrio e un buon risultato. Per questo ottenere un accordo «il più vincolante possibile» dalla XXI Conferenza sul clima è «una condizione fondamentale», altrimenti l'intesa sarà «scritta sulla sabbia».
Per Renzi «ora è il tempo di agire, siamo chiamati a disegnare il futuro del mondo» e un mancato accordo «sarebbe il fallimento di un intero sistema, e lo pagheranno i nostri nipoti o forse anche i nostri figli È una questione non solo economica, ma etica e morale. Abbiamo una grande responsabilità perché siamo chiamati a disegnare il futuro del mondo». Le motivazioni sono etiche e morali, ma anche finanziarie, perché «sono innanzitutto gli economisti che ci dicono che è il momento di fare la nostra parte». In questo campo l'Italia «ha le carte in regola», e «sta comunque andando nella giusta direzione» come le azioni di prevenzione del climate change, a cui saranno dedicati 4 miliardi di euro nella prossima Legge di stabilità.

Quanto al target italiano, «l'obiettivo credibile è quello che ci siamo dati nel semestre italiano di Presidenza Ue, che consente una riduzione fino al 40%» delle emissioni. «Ma oggi – precisa Renzi - la questione non riguarda gli sforzi che fa l'Italia. I cittadini italiani devono essere orgogliosi del lavoro che stanno facendo le aziende, gli imprenditori, i politici, le associazioni. Il vero problema è che non tutti ahimè a livello mondiale si comportano allo stesso modo. Quindi dobbiamo forzare perché anche gli altri arrivino a quel risultato». L'azione di Italia ed Europa da sola però non può bastare. Per ottenere risultati in materia di contenimento del riscaldamento globale serve anche, osserva il presidente del Consiglio, che tutti i Paesi, a cominciare dai grandi emergenti come la Cina, l'India, il Sudafrica, ma anche le Americhe», si «comportino allo stesso modo e raggiungano lo stesso risultato» in termini di impegno ecologico.

Quanto all'Italia il ruolo del nostro Paese poggia, secondo Renzi, anche sul ruolo di due straordinari player che sono Eni e Enel che hanno saputo cambiare pelle e diventare leader nel processo di rinnovamento, in particolare Eni in Africa ed Enel in Sud America» prosegue il presidente del Consiglio. A chi gli chiede se un accordo stringente possa in qualche modo frenare il nostro Pil, Renzi risponde: «è esattamente il contrario perché l'Italia ha già preso i propri impegni, l'Italia comunque sta andando nella giusta direzione e sta facendo tutti quegli sforzi che ne fanno una delle nazioni leader in questo settore. Dunque l'Italia non ha nulla da temere, e io credo e penso che il Pil andrà a crescere, non a rallentare».

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