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Le startup non sono un affare per ragazzini in felpa e infradito. Il…

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Le startup non sono un affare per ragazzini in felpa e infradito. Il 44,2% di chi ha avviato una azienda ha da 36 a 50 anni

Avere 95 anni e parlare di futuro si può. Lo fa Marino Golinelli, imprenditore e fondatore della casa farmaceutica Alfa Sigma, che in veste di filantropo offre formazione gratuita ai giovani che aspirano a creare imprese. Se Golinelli è una figura unica, non sono invece pochi gli imprenditori senior che, per necessità o voglia di cambiamento, decidono di dare seguito alla loro esperienza professionale attraverso una startup. Ecco i dati del fenomeno. Una ricerca del 2015 condotta da Italia Startup ha evidenziato il profilo tipico dello startupper italiano: il 66% ha un'età compresa fra i 30 e i 49 anni dove però gli over 50 sono il 14,4% e gli over 60 il 3,8%.

I numeri ci dicono che il neoimprenditore, quando crea una nuova azienda, è stato spesso impegnato per un periodo in un'altra attività. Altri studi del Global Entrepreneurship Monitor, citati dall'Osservatorio Senior, hanno riportato che nella fascia 55-64 anni si concentra il 14% circa della nuova imprenditorialità. Secondo i dati di Unioncamere, poi, il 44,2% di chi ha avviato una nuova impresa ha da 36 a 50 anni, il 37% da 18 ai 35 anni, il 18,8% più di 55. Per Alberto Carpaneto, direttore della fondazione Human+, il dato interessante è proprio quello dei senior: «Questi signori testimoniano che non esiste un'età ideale per fare impresa, e se c'è, non è quella dei ventenni. Gli imprenditori “anta” sono molto spesso lavoratori dipendenti, manager o quadri che importano il loro know how in nuove startup (il 19% dei dirigenti che perde l'incarico ritrova un lavoro come titolare e/o socio di un'impresa - dato Manageritalia).

I senior startupper sono anche professori universitari che mettono a frutto anni di ricerca creando nuovi prodotti, persone dalla green mentality o che hanno un interesse specifico per l'ICT capaci di trasformare questa passione in un business, oppure quelli che provengono da esperienze nel settore no profit». Tutti questi profili hanno un elemento in comune: la capacità di creare squadre di lavoro miste per competenze e età. Tipicamente le startup create dai senior si avvalgono dell'apporto tecnico scientifico innovativo di giovani professionisti. È proprio a team così eterogenei che gli angel investors sono interessati, come Giancarlo Rocchietti, presidente del Club degli Investitori: «Un esempio di startup riuscita che finanziamo è Directa Plus, azienda pioniera del grafene, fondata da Giulio Cesareo, classe ‘55. Ingegnere con 30 anni di esperienza che a Como si è attorniato di uno staff di giovani per dare vita a una startup che ora è già un'impresa». Nonostante i settori che beneficiano dei finanziamenti degli investitori siano ICT 40%, terziario 15% e commercio 10%, e l'età degli startupper su cui si investe non vada oltre i 55 anni, sembra esserci spazio per lo sviluppo di una Silver Valley. Ad affermarlo, Paolo Anselmo, presidente di Iban (Italian Business Angel Network): «Gli investitori fino ad ora hanno creduto poco al segmento non-profit, sanità, welfare, cura degli anziani, poiché si ritiene non sia scalabile e generi pochi ricavi, anche se penso potrebbe avere margini interessanti di crescita. Nutriamo invece dubbi verso gli startupper sessantenni. Riusciranno a dedicarsi con lo stesso entusiasmo per altri 5 o 7 anni allo sviluppo delle proposte avanzate e con quali ritmi?». Il mercato c'è, come pure la formazione. Manageritalia propone agli ex manager diverse offerte per il reinserimento sia per lo sviluppo di neoimprese, sia per il supporto volontario a onlus e startup.

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