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L’altro modo di essere veicolo senza guidatore

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Non solo auto: l’altro modo di «essere veicolo» senza guidatore

Basta dire veicoli autonomi per pensare alle vetture ma in realtà ormai sono tanti i mezzi che si muovono da soli e senza intervento umano. Anzi, spesso sono ancora più avanzati delle vetture stesse. Pochi giorni fa su Indiegogo è apparso quello che sembra un mezzo venuto dallo spazio. Si chiama SmartBe ed è un passeggino intelligente che si muove da solo. Dotato di un motore elettrico, grazie ai suoi sensori è in grado di precedere mamma e papà rimanendo a una distanza costante e, ovviamente di evitare gli ostacoli. Vale a dire che se il genitore accelera SmartBe aumenterà di conseguenza la velocità mentre in caso di frenata eccolo bloccarsi gradualmente. Visto che è pensato per fare attività fisica, ha anche qualche simpatico gadget come le casse musicali, un porta bibite refrigerato e un caricatore per smartphone e tablet. Insomma, è una piccola vetturina elettrica autonoma che, tra l'altro, si attiva tramite l'app dedicata. Visto che poi non fidarsi è sempre meglio, il (non) conducente del passeggino può indossare alla vita una cordicella che lo ferma di colpo quando viene strattonata. La paura infatti non riguarda solo eventuali guasti elettrici ma anche un'eventuale intromissione di hacker nel sistema. Problema remoto, si dirà, ma conviene tenerlo in conto. Da qui al carrello della spesa il passo e breve e nel mondo ci sono numerose ricerche in tal senso. La più convincente arriva da Omri Elmalech e Ohad Rusnak, due studenti del Technion-Israel Institute of Technology. Armati di un Arduino, una Kinect e una fotocamera 3D hanno realizzato un carrello che va dove andiamo noi. Ancora nulla di definitivo sia ben chiaro ma i tempi sembrano maturi per un robot fai da te che al posto del pupattolo porta verzura e detersivi. Passando davanti al robot ecco trovare la valigia smart che, ovviamente, non ci precede ma ci segue. L'ha ideata la società israeliana Nua Robotics e per ora è solo un concept ma già fa intuire sviluppi interessanti. “Tutti gli oggetti possono essere smart e robotici”, dice il fondatore, “La nostra missione è portare i robot nella vita di tutti i giorni”, e lo fa grazie a una telecamera e a un modulo Bluetooth. Grazie alla prima il trolley intelligente sa dove si trova e dove andare mentre il secondo si connette al nostro telefono per comunicargli la nostra posizione. Così, insomma, la valigia smart può seguirci come farebbe un fedele cagnolino anzi meglio visto che non si distrae mai. Il bello è che secondo gli ideatori un oggetto del genere potrebbe arrivare sul mercato in poco tempo, anche nel giro di un anno e già prevediamo i tempi in cui viaggeremo con le mani in tasca. Più seria è la sedia a rotelle, uno dei primi veicoli non aumobilistici su cui si è iniziata ad applicare la robotica. Istituti di ricerca di tutto il mondo nel passato si sono sfidati per arrivare a un mezzo autonomo e sono a buon punto. Al momento ci sono già concept in grado di ricordare i luoghi in cui vengono portati. Trattandosi di edifici al chiuso, basta nominare i diversi posti durante il primo giro di prova, le sedie registrano tutto e sono in grado di arrivarci quando li nominiamo. Insomma, qui si va oltre l'autonomia, è la guida vocale. Va detto che la ricerca ha subito diverse battute di arresto dovute all'avanzamento tecnologico: oggi infatti si preferisce investire su esoscheletri e protesi robotiche che donano la piena autonomia all'umano più che rendere autonomi i mezzi. Dalla terra all'acqua ecco il Mayflower Autonomous Research Ship, trimarano che conta di eseguire la traversata dell'Atlantico in solitaria nell'anno 2020, giusto 400 anni dopo la più celebre imbarcazione dei padri pellegrini da cui prende il nome. Lungo 30 metri, veleggerà sul mare anche grazie ai pannelli solari che alimenteranno il suo cervello elettronico ed è stato sviluppato dall'Università di Plymouth con la Msubs, società specializzata in sottomarini autonomi. Eh sì perché se un robot ancora trova difficoltà ad andare sull'acqua, già da tempo non ha problemi ad immergersi nel blu. Basta pensare agli AUV (Autonomous Underwater Vehicle) che svolgono missioni militari o di ricerca oppure agli underwater glider, alianti sottomarini privi di motore impegnati nella scansione del fondale oceanico. Anche in questo caso fanno tutto da soli, basta dargli l'input e loro seguono la rotta. Più autonomi delle auto autonome, insomma.

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