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Diego Piacentini, vice president di Amazon, sarà commissario per…

LA NOMINA

Diego Piacentini, vice president di Amazon, sarà commissario per il digitale

Diego Piacentini arriva a Palazzo Chigi con un compito difficile e una credibilità fuori dal comune. Il Consiglio dei ministri di ieri sera lo ha nominato a capo del “digital office” di Palazzo Chigi, commissario alla digitalizzazione. Comincerà ad agosto. Ma si può scommettere che avrà da fare subito.

La credibilità è nella sua biografia. Si prende due anni, lasciando temporaneamente la sua carica di senior vice president per il business consumer internazionale ad Amazon. «Lavorerà come servizio civile a titolo gratuito», ha precisato al termine del Consiglio dei ministri il premier Matteo Renzi dandogli il suo benvenuto. Piacentini era arrivato al gigante dell’ecommerce americano nel febbraio del 2000, giusto prima della fine della bolla. Proveniva dalla Apple, dove aveva guidato le operazioni europee. È restato con Jeff Bezos per tutta la ripresa e ha contribuito a far diventare Amazon un’azienda globale, mentre l’azienda si trasformava in una piattaforma che va oltre l’ecommerce: dai servizi cloud alla produzione di tablet e lettori per libri digitali. Piacentini, insomma, è uno che conosce il meglio delle soluzioni tecnologiche contemporanee e sa che cosa vuol dire pensare in termini di piattaforma: una struttura abilitante, facile da usare, orientata all’utente.

La difficoltà sta nel fatto che quella cultura della tecnologia andrà messa al servizio dei cittadini italiani. Che hanno finora conosciuto una burocrazia meno che amichevole e che, per quanto riguarda la sua digitalizzazione, hanno visto operativamente soprattutto una lunga serie di tentativi, annunci, errori e fanfare.

La difficoltà è aumentata dal complesso intreccio di organismi, agenzie, aziende che si occupano di questa materia, dall’Agid alla Sogei, dai tavoli di coordinamento tra lo Stato e le regioni ai comitati vari. Da qualche tempo, lo si deve dire, la buona volontà stava superando l’inerzia. Ma il processo sembra faticare nella fase di decollo.

La strategia impostata dal governo, con l’aiuto del consigliere per l’innovazione Paolo Barberis, un imprenditore internettiano di grande esperienza, è ambiziosa, basata su un’architettura interoperabile e orientata alla semplicità d’uso. E il piano impostato da Antonio Samaritani, direttore generale dell’Agid, è razionale. Ma l’esecuzione della strategia è obiettivamente complicata. Chiunque lo neghi non offre un giudizio realistico.

Ora, il governo ha trovato un manager di esperienza che deve portare a casa il risultato. Il suo sperimentato metodo manageriale sarà uno strumento importante. Al quale andrà unita una sorta di impaziente tenacia. E soprattutto una motivazione forte. «Dopo 16 anni ad Amazon, è un modo per restituire al paese nel quale sono nato e dove ho vissuto per 40 anni», dice Piacentini. Bezos ha scritto su Twitter di essere orgoglioso di lui.

È chiaramente presto per valutare. Di certo, non si può lasciare il giudizio al cinismo di chi a Roma ha visto passare tante persone e restare tanti problemi. Se uno come Piacentini prende questa decisione vuol dire che pensa che si possa realizzare qualcosa di grosso. E se un governo prende uno come Piacentini vuol dire che ammette di dover imparare a realizzare un progetto orientato al cliente, come si fa ad Amazon. Ma qui il cliente non è la struttura o il governo: è il cittadino.

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