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La salute è un diritto o un dovere?

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La salute è un diritto o un dovere?


Nonostante i progressi ottenuti nella prevenzione e nella gestione, le malattie croniche stanno aumentando. Entro il 2030, le stime indicano che nell’Unione europea 52 milioni di persone moriranno a causa di una malattia cronica. Come possiamo invertire questa “epidemia”?

Innanzitutto, i cittadini possono imparare ad aiutare se stessi. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ciascuno di noi può ridurre fino all'80% l'insorgenza di ictus e diabete di tipo 2 evitando i fattori di rischio (tabacco, alcol e cibo spazzatura), e praticando 30 minuti di esercizio fisico ogni giorno. Già, ma come si incoraggiano le persone ad adottare scelte di vita più sane? L'idea di collegare le prestazioni dei servizi sanitari sulla base di “comportamenti sani” è da sempre oggetto di dibattito. Valutare i comportamenti è infatti tutt'altro che semplice. Il primo problema è il monitoraggio e i parametri. Se si accetta un'autocertificazione, che peso hanno l'ambiente in cui si vive e il contesto sociale? Se non si accettano le autocertificazioni, si rischia di incorrere in una violazione della privacy e della libertà personale.

Altro punto di discusione è il tema della responsabilità. È il singolo che deve essere più responsabile circa le proprie scelte di vita o sono i governi a dover attuare misure opportune? Alcuni governi in Europa sono già intervenuti, per esempio vietando il fumo nei locali pubblici, o applicando oneri fiscali pesanti su tabacco e alcolici. Altri hanno preso provvedimenti riguardo le informazioni nutrizionali presenti sulle confezioni degli alimenti lavorati. Austria, Ungheria, Islanda, Norvegia e Svizzera hanno seguito l'esempio della Danimarca, che nel 2003 è stato il primo paese al mondo a vietare i grassi insaturi.

In Islanda invece grazie a un programma televisivo (LazyTown) e a un app - che ha come protagonista il supereroe “Sportacus” che motiva i bambini a mangiare cibi sani e a muoversi di più - hanno ridotto il tasso di obesità infantile.

I progetti per influenzare le scelte del pubblico verso stili di vita sani in questi anni si stanno dunque moltiplicando. Ma da soli i cittadini non possono farcela. Occorrono paternariati tra istituzioni pubbliche, private e del terzo settore per creare società più sane e affrontare le grandi questioni sociali. A partire dagli inquinanti ambientali (insetticidi, pesticidi, fertilizzanti); dagli additivi artificiali utilizzati in campo alimentare, (zucchero raffinato e acidi grassi insaturi); e dall'inquinamento atmosferico, che è responsabile di 400.000 morti premature in Europa ogni anno.

Cittadini, politici, operatori sanitari, aziende e altri soggetti interessati sono quindi tutti chiamati nel prevenire e gestire al meglio le malattie croniche. Per farlo, però, vanno risolti alcuni punti chiave: quali azioni possono o devono pregiudicare i diritti e le responsabilità dei cittadini? L'accesso all'assistenza sanitaria gratuita dovrebbe essere legata a uno corretto stile di vita? Oppure chi consuma alcolici, fuma, o mangia cibi con alto contenuto in zucchero, sale e acidi grassi insaturi dovrebbero pagare di più per l'assistenza sanitaria? Sarebbe una violazione della privacy dimostrare che il nostro stile di vita è virtuoso? Oppure sono i governi e le imprese a non fare abbastanza per informare i cittadini sui fattori di rischio delle malattia croniche? Dateci il vostro parere rispondendo al questionario REIsearch

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