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La mobilità del futuro? «Sarà una Big Data Mobility»

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La mobilità del futuro? «Sarà una Big Data Mobility»

Antonio Cantalapiedra, Ceo di MyTaxi in Spagna, qualche giorno fa era a Milano per parlare del successo dell’app all’interno di una conferenza organizzata dalla Ie Business School. Un successo derivante da tre fattori cardine, come ci ha spiegato lui stesso: «Qualità del prodotto in termini di innovazione, mentalità della popolazione (in Spagna c’è grande apertura verso i cambiamenti tecnologici) e un team desideroso di crescere». MyTaxi è un ottimo esempio di tecnologia applicata alla mobilità, ed è impossibile non parlare di sharing economy. In questa intervista esclusiva siamo partiti proprio da qui:

La sharing economy può davvero essere un modello economico in grado di portare il progresso?
La sharing economy è ormai diffusa a livello globale. E una cosa è ormai chiara: una volta che i cambiamenti tecnologici vengono introdotti, non c’è modo di tornare indietro. C’è una trasformazione in atto. La sharing economy trasformerà la proprietà di alcuni beni in qualcosa di inutile e senza senso. Penso alle automobili. I proprietari, grazie ai nuovi modelli economici, possono offrire i loro veicoli per gli altri, a pagamento. E lo stesso vale per le stanze di casa non utilizzate. L’economia della condivisione consente di non sprecare il non utilizzato. Ed evitare sprechi, per me è sinonimo di progresso.

Come immagina la mobilità urbana fra venti anni?
Qualcosa che chiameremo “mobilità urbana Big Data”. Una mobilità pianificata. Per far ciò dovremo capire meglio le nostre città: la gente che ci vive, l’energia, la finanza, la salute della popolazione. Consideriamo un altro fattore: più della metà della popolazione mondiale vive nelle città. E oggi le città non sono sostenibili in termini di inquinamento e traffico. Rendere una città sostenibile significa pianificare un’urbanizzazione sostenibile. Oggi, la tecnologia fornisce strumenti potenti per influenzare in modo dinamico la progettazione e la gestione delle città. Penso all’installazione di sensori in grado di monitorare ogni fattore, giorno per giorno. Questo contesto urbano porta alla “Big Data Mobility”.

Ma non crede che la sharing economy possa distruggere i diritti dei lavoratori?
No, non credo. L’economia della condivisione ha sicuramente bisogno di nuovi contratti sociali al passo coi tempi. Qualsiasi sistema economico ha i suoi pro e suoi contro, e questo è qualcosa che la gente dovrebbe prendere in considerazione. Ma la rivoluzione digitale renderà le persone più produttive e intelligenti. Molti posti di lavoro diventeranno obsoleti, ma molti ne verranno fuori molti nuovi, più creativi.

Sempre in fatto di sharing economy, com’è messa l’Italia?
La sharing economy in Italia raggiungerà 9,7 milioni di utenti nel 2020. Il vostro Paese ha ancora una delle economie chiave in Europa in termini di Pil. Ma se devo parlare dal punto di vista tecnologico, mi pare un Paese fermo agli anni '90. Ma non è colpa di voi italiani. Anzi, credo che siate fortemente orientati al cambiamenti e cercate soluzioni per i problemi principali delle vostre città. È tempo di andare avanti, però. Occorre ridurre l’inquinamento, il rumore, il traffico e pensare a città sostenibili e digitali. È necessario dare il benvenuto alla rivoluzione digitale.

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