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La meraviglia, l'animalità e l'infanzia È arrivato The…

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VIDEOGIOCHI

La meraviglia, l'animalità e l'infanzia È arrivato The Last Guardian

Chi ha giocato a Ico e Shadow of the Colossus ritroverà quell'atmosfera e quell'ispirazione. Fumito Ueda dopo dieci anni consegna al mondo del videogioco quella che appare a tutti gli effetti una sintesi ispirata del suo mondo interiore dentro al quale si agitano titani, rovine, architetture fantastiche e creature immaginare. The Last Guardian (esclusiva Ps4) è un vero videogoco d'autore, che sa portarti altrove, che sa emozionare e stupire. Ma che risulta un po' uguale a se stesso.

Ti risvegli bambino con il corpo ricoperto di segni incomprensibili e antichi. Accanto a te un grifone con il corpo di piume e il muso da topo. Trico è imponente e felino. Il viaggio del protagonista è la ricerca di un dialogo tra l'animalità della creatura e la curiosità del bimbo. Dentro a questa relazione imperfetta e commuovente c'è l'ossessione di usare i videogiochi per esplorare emzioni e fantasie. Ed è una ossessione bella ma ripetitiva. Intorno ai due personaggi c'è tutta la poesia di Ueda, la solennità di monumenti antichi e sospesi nel tempo, i colori (pochi), il Sole che abbaglia, i silenzi e le musiche cha sanno arrivare in fondo, dove c'è lo spazio che sanno occupare solo le fiabe.
Cosa ci è piaciuto. The Last Guardian forse è davvero il testamento di una generazione di autori di videogiochi imprigionati nelle loro visioni. Non concede nulla alla modernità (il gioco ha dieci anni e non li porta affatto bene), va dritto per la sua strada senza l'ambizione di voler rivoluzionare o stupire chi i videogiochi li frequenta abitualmente. In questo senso parla una lingua immortale che ha più da condividere con la poesia che con le logiche dell'industria del videogioco.
Cosa non ci è piaciuto. La telecamere che ti scappano via, il bimbo che sparisce sotto la pancia di Trico, le mille imperfezioni rendono l'esperienza a tratti esasperante. Ed è un peccato perché The Last Guardian non se lo merita.
Una domanda.Per chi ha intervistato in passato Fumito Ueda resta un interrogativo. Che cosa è successo davvero in questi dieci anni?

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