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Ecco le tecnologie che vogliono virtualizzare il mondo reale

Realtà virtuale

Ecco le tecnologie che vogliono virtualizzare il mondo reale

Trovarsi su un pianeta alieno a raccogliere prove di vita extraterrestre impugnando una fotocamera. È una delle esperienze che abbiamo provato. HTC ha presentato Tracker, un grosso disco con tre protuberanze che una volta applicato su un oggetto permette di trasportarlo nell'ambiente virtuale: una fotocamera appunto, o almeno il suo guscio, ma anche un fucile, per sparare ai nemici e molto altro ancora, perché toccare davvero ciò che si vede attraverso il visore Vive ha un effetto fondamentale nell'ingannare il nostro cervello che ci troviamo in quella realtà alternativa. Giocare a baseball con una vera mazza diventa un'esperienza fisica, così come tentare di spegnere un incendio tenendo una manichetta reale nell'applicazione Flaim Trainer, sviluppata per addestrare i vigili del fuoco. Il disco, chiamato in gergo “marcatore” perché serve a marcare la posizione nello spazio di ciò su cui viene applicato, mutuando una tecnica sviluppata a Hollywood per gli effetti speciali, è persino fondamentale per fare individuare alle telecamere i nostri polsi e permettere così di utilizzare i guanti Manus VR, che trasportano le dita nel mondo virtuale, offrendo un'inedita e liberatoria forma di interazione.

“Questo congegno consentirà di portare nel mondo virtuale centinaia di oggetti favorendo così lo sviluppo di molteplici applicazioni”, spiega J.B. McRee, responsabile marketing di HTC Vive. In attesa che Oculus proponga la sua contromossa, non v'è dubbio che la virtualizzazione del reale stia diventando un business su cui si stanno gettando in molti: Intel a Las Vegas ha mostrato Project Alloy, il visore che montando telecamere dotate di tecnologia RealSense, capaci di creare una mappa 3D dell'ambiente che circonda chi lo indossa, può mescolare oggetti virtuali e reali, dando luogo a quella che il Ceo Brian Krzanich ha definito realtà mista, consentendo di fatto di vedere e usare le mani per toccare qualsiasi cosa. Il fatto che quelle telecamere siano già montate su moltissimi laptop e tablet spiega perché la virtualizzazione si sta spostando su questi congegni, favorita dall'enorme innovazione dei software necessari a digitalizzare il mondo: un esempio è itSeez3D, applicazione per dispositivi Apple, con cui di fatto si può eseguire una scansione di qualsiasi cosa, da una scarpa a un mobile per applicazioni e-commerce, fino ad arrivare a una faccia, per esempio per creare il proprio avatar in un videogame. Per riproduzioni ancora più fedeli del volto umano Bellus 3D propone Face Camera, una telecamera da applicare allo smartphone per soluzioni quali make-up o chirurgia estetica virtuale, riconoscimento facciale avanzato, o addirittura prova di abiti virtuale, anche se in quest'ultimo caso lo scanner Scanatic360, proposto dall'americana TG3D Studio per digitalizzare il corpo, è ingombrante e al più potrà essere usato da aziende che vendono abiti sul web e magari offriranno scansioni gratuite da utilizzare poi al momento dell'acquisto online.

In modo simile Occipital col suo sensore dotato di telecamere a infrarossi chiamato Structure Sensor, da applicare a un tablet o al visore Bridge per iPhone, si è focalizzata sulla virtualizzazione di oggetti e ambienti per l'architettura e il design: basta scorrere il tablet attorno a sé in una stanza per ottenere un modello 3D della stessa, utilizzabile in qualsiasi contesto virtuale. Una soluzione questa molto simile alla sperimentazione effettuata da Misha Sra e Chris Schmandt del Mit Media Lab, utilizzando però Project Tango, la tecnologia già recepita da Lenovo e Asus, che permette di misurare la distanza tra lo smartphone e l'oggetto inquadrato, e ottenere una ricostruzione tridimensionale dello stesso. Al settore è poi certamente interessata Microsoft, che ha appena acquisito la startup svedese Simplygon con la sua soluzione software che alleggerisce la quantità di poligoni e dati necessari a rappresentare un oggetto virtuale e sarà utile per le applicazioni con gli Hololens e il Creators Update di Windows 10, con la possibilità di disegnare e fare molto altro in 3D.

“Anche se per decenni abbiamo fotografato il mondo con immagini bidimensionali, oggi esiste la tecnologia per rappresentarlo com'è veramente, e cioè in 3D”, spiega Radu Rusu Ceo di Fyusion, che al Siggraph Asia di Macao ha presentato la tecnologia dietro Fyuse, applicazione per dispositivi iOS e Android per catturare un nuovo formato a metà tra foto e filmato, semplicemente girando attorno al soggetto inquadrato con lo smartphone. Il software permette di importare qualsiasi cosa e persona in 3D in un ambientazione virtuale, da visualizzare con un casco o attraverso il display dello smartphone, e sarà perfetta per l'e-commerce ma anche per donare ai robot una vista più accurata nel riconoscere il mondo attorno a sé.

Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore del 12 febbraio 2017

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