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Libratus, il bot che ama bleffare

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Libratus, il bot che ama bleffare

La notizia è di un po’ di giorni fa e quasi non fa più notizia. Anzi, non faceva più notizia anche quando è uscita. Un sistema dotato di intelligenza artificiale ha battuto campioni di poker in carne e ossa. Dopo scacchi, quiz e antichi giochi cinesi l’ormai non più antico confronto uomo-macchina si è spinto sui tavoli da poker. Per gli esperti il cambio di passo è notevole. Giocare a poker, anzi per l’esattezza a poker alla texana significa compiere delle decisione senza avere tutte le informazioni. A differenza dei giochi che si svolgono su una scacchiera e che quindi contengono tutte le possibili variabili nel No-Limit Texas hold 'em le informazioni sono molto molto meno. Fin qui tutto bene. Poi c’è il fattore umano. Come si insegna a bleffare a una macchina?  O a riconoscere un bluff? Il comportamento di gioco degli aversari sono una variabile che può essere appresa con strumenti di machine learning. E poi c’è il fattore umano. I quattro giocatori che hanno partecipato al torneo erano tenuti a giocare per undici ore al giorno, Il resto della serata si potevano riposare. La macchina Libratus, invece, impiegava quel tempo a studiare. Risultato? Libratus (il nome del bot) ha vinto più di un milione e mezzo di dollari. Il vantaggio però non è stato solo psicologico. Come sottolineato sul Guardian dallo studioso Roman V. Yampolskiy Libratus è un sistema di algoritmi unico studiato apposta per il poker. Difficile immaginarne applicazioni diverse dal tavolo verde. Tuttavia, se mettiamo tutti questi giocatori, dal prim Deep Blue ad Alpha Go, ci troviamo di fronte una famiglia di maxche possono battere l’uomo. In diversi ambiti. (l.tre.)

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