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Ottenuto il primo embrione artificiale

RICERCA SU SCIENCE

Ottenuto il primo embrione artificiale

(Sarah Harrison e Gaelle Recher, Zernicka-Goetz Lab, University of Cambridge)
(Sarah Harrison e Gaelle Recher, Zernicka-Goetz Lab, University of Cambridge)

Ottenuto il primo embrione artificiale. È di topo e si è formato a partire da cellule staminali che si sono assemblate dando origine a una struttura tridimensionale simile a un embrione naturale. Il risultato pubblicato su Science, è stato ottenuto dal gruppo dall'Università britannica di Cambridge guidato da Sarah Harrison, di cui fa parte anche Magdalena Zernicka-Goetz, la stessa che a maggio di un anno fa era riuscita a battere un altro record scientifico, ovvero coltivare in vitro embrioni umani per quasi due settimane.

L'esperimento di oggi è anch’esso un record perchè è la prima volta che si riproducono esattamente tutte le fasi dello sviluppo di un embrione in una struttura tridimensionale. Sia le cellule embrionali sia quelle che danno vita alla struttura su cui si sviluppa l'embrione “cominciano a parlare le une con le altre fino a organizzarsi in una struttura che si comporta come un embrione - ha spiegato Magdalena Zernicka-Goetz -. Confrontato con un embrione normale, quello artificiale ha mostrato di seguire lo stesso andamento nello sviluppo e di essere completo sotto tutti gli aspetti, compresa la formazione delle cellule germinali destinate a diventare ovuli e spermatozoi e quella della cavità amniotica nella quale l'embrione si sviluppa.

Ma qual è l’obiettivo di avere un embrione artificiale in 3D?

«Osservare le cellule nella struttura tridimensionale che imita perfettamente la morula, ossia l'agglomerato di cellule la cui forma ricorda quella di una mora, permette non soltanto di osservane lo sviluppo, ma di comprenderne il comportamento a seconda della posizione che occupano» commenta Carlo Alberto Redi, direttore del laboratorio di Biologia dello sviluppo dell'Università di Pavia - . Ci sono infatti moltissime informazioni che una cellula acquisisce dall'ambiente in cui è immersa e dalla particolare posizione che occupa e adesso è possibile conoscerle».

Questa, per Redi, è solo una delle possibili ricadute. Diventa possibile, ad esempio, capire anche i meccanismi che permettono all'embrione di superare le primissime fasi cruciali dello sviluppo e di attecchire nell'utero, o spiegare perchè il 90% degli embrioni generati non attecchisce.

Detto questo al momento è solo una prova di principio. Nonostante l'embrione artificiale sia simile a un embrione naturale, per i ricercatori è improbabile che possa svilupparsi per dare origine a un feto sano. Perchè questo possa avvenire bisogna utilizzare anche le cellule staminali che permettono la formazione del sacco vitellino, la cui rete di vasi sanguigni è indispensabile per nutrire l'embrione.
Potrebbe invece essere un risultato importante per la zootecnia. « Se in futuro la tecnica sarà perfezionata e si riuscirà a concretizzare la possibilità teorica di far sviluppare un embrione fuori dall'utero, allora si potranno ottenere degli “avatar” degli animali da laboratorio» conclude Redi . Per il benessere degli animali e la felicità degli animalisti.

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