Tecnologia

Crescono le donne nel tech. Ma le Cto sono solo il 5 per cento

l’8 marzo

Crescono le donne nel tech. Ma le Cto sono solo il 5 per cento

Sono Web e tecnologie a trainare l'assunzione di donne. Secondo un'analisi diffusa oggi da LinkedIn, il social network lavorativo da 467 milioni di utenti al mondo, le tre categorie professionali con il maggiore incremento di contratti “al femminile” rientrano nel filone del tech: user experience designer (la designer delle interfacce Web, +67%), chief technology officer (in inglese Cto, capo delle funzioni tecnologiche, +60%) e web developer (sviluppatrici web, in crescita del 40%). Il boom settoriale è l'unica nota a segno in più in un report che, per il resto, conferma lo sbilanciamento a favore degli uomini in azienda: sono ancora pochissime le cariche con una parità esatta di genere, mentre nei ruoli dirigenziali la quota di manager donne sprofonda fino a minimi del 5%.

Tecnologie al top, ma le donne sono in maggioranza solo tra social media specialist
Le tecnologie sono il settore che ha visto l'aumento più significativo di professioniste rispetto ai colleghi maschi: +18%, un rialzo dal 16 al al 18,9% del totale, contro il +11% di media&entertainment (da 30,8% a 34,2%), il +10% del settore manifatturiero (da 17,4% a 19,2%) e alcuni risultati meno brillanti, come il calo del 5% registrato nell'Oil&Gas (da 18,4% a 17,4%).
Il trend positivo, però, va proporzionato a un'incidenza ancora marginale rispetto alla forza lavoro. Le user experience designer (+67%, come visto sopra) sono in realtà solo il 42% del totale e le web developer (+40%) non vanno oltre il 20%. Il caso più evidente è proprio quello delle Cto, le chief technology officer: l'incremento del 60% tra 2008 e 2016 equivale a un rialzo, minimo, dal 3 al 5% del totale. Un rapporto di 1 a 20. Si viaggia su proporzioni simili in tutte le categorie professionali, con l'eccezione dei social media specialist: tra 2008 e 2016 le donne sono aumentate fino a coprire il 67% delle posizioni, unica professione del tech che segnala una maggioranza femminile.
In compenso, ci sono segnali di inversione. Almeno a livello di intenti. Un'indagine svolta da Net Consulting per l'azienda di software Ca Technologies ha rilevato che risorse umane e management delle imprese Ict sta prendendo provvedimenti contro il gender gap che esclude le professioniste da ambiti a maggioranza maschile. Su un campione di circa 60 aziende italiane, è emerso che il 52,8% ha sviluppato politiche di pari opportunità, il 33,3% ha reso disponibili soluzioni lavorative a tempo parziale e flessibile, il 27,8% sta offrendo strutture più adeguate e il 25% ha promosso l'utilizzo di soluzioni di smart working. La quasi totalità (95%) dei responsabili risorse umane vede nell'assunzione di donne un valore aggiunto prezioso, anche se rimangono alcuni ostacoli. Sono sempre i professionisti dell'Hr a evidenziare la difficoltà di conciliare i tempi del lavoro con quelli familiari (50%), gli stereotipi di genere sulla categoria del tech (47,4%), le minori prospettive di carriera rispetto agli uomini (47,4%) e la rarità di formule part time e di lavoro flessibile. (47,4%).

Solo 1 donna su 4 è manager
Uscendo dal tech, l'analisi LinkedIn rileva che solo il 25% delle posizioni dirigenziali è coperta da donne. Nel dettaglio, l'unica carica che vede una prevalenza “rosa” è quella del capo delle risorse umane (il 56% del totale), contro il 33% dei chief marketing officer e il 26% dei chief creative officer, per scendere fino ai titoli di Ceo (18%) e, appunto, chief technology officer (5%). In Italia l'asticella si alza al 27,5%, anche se il dato di LinkedIn si scontra con i numeri forniti da Eurostat: l'agenzia europea stima un totale del 22% di donne in posizione dirigenziale, peraltro con uno stipendio medio del 33% inferiore a quello dei colleghi.

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