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Dall’export alla salute, l’economia della bicicletta in Italia…

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Dall’export alla salute, l’economia della bicicletta in Italia vale 6,2 miliardi

Afp
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Che Bolzano sia il campione italiano della mobilità a due ruote non è una sorpresa. Ma non tutti sanno che Pesaro le tiene testa, grazie al progetto Bicipolitana, una metropolitana di superficie fatta di piste ciclabili che ha permesso alla città marchigiana di recuperare terreno in fatto di mobilità sostenibile. Risultato: in entrambe le città quasi un terzo degli spostamenti urbani viene fatto in bicicletta.

Ma è solo la punta dell’iceberg di una realtà in gran fermento: sono almeno dodici le città italiane dove l’uso della bicicletta raggiunge standard di eccellenza europei con tassi di spostamento a due ruote superiori al 15%. D’altra parte, conti alla mano, l’affermarsi del “movimento lento” fa bene all’Italia intera, visto che l’economia che ruota attorno alla bicicletta vale per il nostro Paese un fatturato totale pari a 6,2 miliardi di euro, stando ai calcoli di Legambiente nel rappporto”L’A Bi Ci”.

Ciclisti in crescita

Si tratta di numeri di tutto rispetto che affondano le radici in un aumento della passione per la bicicletta, che si va affermando sempre più come mezzo di mobilità urbana vero e proprio, così come strumento di divertimento e di turismo. Sono 743mila gli italiani che che utilizzano sistematicamente la bici per andare al lavoro, i cosiddetti frequent biker, con picchi del 13,2% degli occupati a Bolzano, del 7,8% in Emilia Romagna e del 7,7 in Veneto.

Ma sono 1,7 milioni gli italiani che utilizzano sistematicamente le due ruote nel corso dell’anno - il 3,6% della popolazione mobile -, che nel corso del 2015 hanno pedalato in totale, secondo il rapporto, per oltre 5,7 miliardi di chilometri, il che equivale a quasi 15mila volte la distanza tra la Terra e la Luna.

Mercato con grandi potenzialità

Con oltre 2,3 milioni di bici prodotte, l’Italia si conferma il maggior produttore europeo, con un giro d’affari di 488 milioni di euro, cui si aggiungono 483 milioni da vendite di parti e accessori per un pubblico che è sempre più esigente e 190 milioni per riparazioni. Si arriva così a un totale di 1,16 miliardi di valore del mercato fisico delle due ruote, che dà lavoro a quasi 8mila persone.

Le vendite arrivano a 1,65 milioni di unità, che ne fanno solo il quarto mercato europeo, ben distanziato dai 4,3 milioni di bici vendute in Germania. Grandi potenzialità arrivano dalle biciclette a pedalata assistita che hanno registrato una crescita esponenziale, ma che in Italia sono ferme a 56mila unità (oltre mezzo milione in Germania).

Il turismo a due ruote

La voce più grossa della bikeconomy in Italia - ma anche quella che promette maggiori potenzialità - è rappresentata dal cicloturismo, che in Europa arriva a un giro d’affari vicino a 44 miliardi, grazie a 2,3 miliardi di gite turistiche a pedali.

Per l’Italia il comparto supera di poco i due miliardi, anche se il rapporto di Legambiente segnala che si tratta di un dato sottostimato. Citando lo studio di Confindustria-Ancma e The European House Ambrosetti, si arriva infatti a un valore superiore ai tre miliardi .

I benefici sanitari

Terza voce dell’economia a due ruote, in qualche modo più “eterea” ma non perquesto meno rilevante, è quella dei benefici sanitari derivanti dall’attività fisica, tanto più per un popolo tradizionalmente sedentario. Il rapporto “L’A Bi Ci” stima infatti che gli 1,7 milioni di italiani che vanno sistematicamente in bicicletta evitino costi sanitari diretti per 138 milioni e indiretti per 674 milioni.

La sedentarietà è considerata responsabile del 14,6% dei decessi in Italia e di costi sanitari per 1,6 miliardi ogni anno.

A questi benefici il rapporto aggiunge quasi un miliardo di euro di valore stimato in termini di salute specifica dei bambini se abituati alle due ruote fin da piccoli.

Ma i 5,7 miliardi di chilometri percorsi in bicicletta dagli italiani hanno comportato un risparmio di carburante che non si ferma a un valore di 127 milioni, ma che si trasforma in riduzione di emissioni di gas serra, contenimento del rumore e miglioramento della qualità dell’aria. Il che significa un complessivo miglioramento della qualità della vita per tutti i cittadini.

E’ per questo che le politiche pubbliche sono fondamentali per la crescita delle due ruote. Come dimostrano tanti modelli esteri, ma anche Pesaro, per esempio, il rapporto sottolinea che i ciclisti (come anche pedoni e trasporto pubblico) crescono laddove “si rovesciano le gerarchie, dove cioé andare in auto diventa l’opzione meno concorrenziale e dove c’è garanzia di sicurezza per la cosiddetta utenza vulnerabile”.

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