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L’ombra di Trump aleggia sui nuovi negoziati sul clima

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L’ombra di Trump aleggia sui nuovi negoziati sul clima

Afp
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Quelli iniziati oggi a Bonn sono negoziati prettamente tecnici di verifica dell’attuazione degli accordi di Parigi, ma sono anche i primi incontri ufficiali sul climate change a cui si presentano i nuovi Stati Uniti di Donald Trump. Gli occhi di tutti saranno puntati sulla delegazione americana che si è comunque presentata stamane all’apertura del vertice, ma in termini decisamente ridimensionati, per capire se Washington continuerà a essere della partita.

La paura è infatti che la nuova Casa Bianca sia pronta a far seguire alle parole i fatti, con la possibilità concreta che il secondo produttore mondiale di CO2 si sfili dal processo dall’accordo siglato un anno e mezzo fa a Parigi, che aveva concretizzzato l’impegno del mondo sulla strada del contenimento del riscaldamento globale. “Doveva essere una riunione assolutamente tecnica e quasi insignificante per mettere a punto alcuni dettagli dell’accordo di Parigi. Ma ovviamente le indiscrezioni che escono da Washington sono al centro dell’attenzione”, ha affermato il ministro dell’Ambiente e dell’Energia delle Maldive, Thoriq Ibrahim, presidente dell’Alleanze delle piccole isole.

Il forum di Bonn, che si chiuderà il 18 maggio, è chiamato a definire le regole per l’implementazione degli accordi del dicembre 2015 che prevede l’impegno di tutti i firmatari ad adottare le misure necessarie per ridurre il riscaldamento globale a un livello inferiore ai due gradi rispetto ai livello pre-rivoluzione industriale. In questi giorni dovranno essere definite le regole per la presentazione e la valutazione delle misure adottate dagli oltre 140 paesi che hanno ratificato l’accordo, entrato in vigore lo scorso novembre.

L’appuntamento formale di verifica del processo è in programma a Bonn in novembre, ma intanto tutti vogliono comprendere le reali intenzioni di Donald Trump, che in campagna elettorale ha promesso di voler “cancellare” l’accordo e di essere intenzionato a rimuovere le basi della legislazione adottate dagli Stati Uniti in materia ambientale, a partire dal Clean Power Plan adottato dal predecessore Barack Obama per ridurre di un terzo le emissioni Usa entro il 2030. Il tema dei negoziati climatici sarà anche al centro del vertice del G-7 che si terrà a fine mese a Taormina.

Ma intanto all’interno della stessa amministrazione Usa si stanno alzando le voci, tra cui quella del segretario di Stato Rex Tillerson, che non vogliono abbandonare il tavolo dei negoziati. Anche i colossi della Coprorate America hanno fatto pressioni su Trump per proseguire sulla strada del contenimento delle emissioni. Ma nello stesso tempo si fanno sentire anche le posizioni di chi vuole andarsene dall’Accordo per avere le mani libere in fatto di ambiente. “Continuiamo tutti a sperare che gli Stati Uniti trovino un modo per rimanere all’interno dell’accordo di Parigi e per confermare gli impegni assunti”, ha affermato il commissario Ue al clima Miguel Arias Canete.

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