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Streaming, chi possiede e tutela i dati

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Streaming, chi possiede e tutela i dati

Sempre più dura la vita dell'intermediario tecnologico, alla luce dei nuovi orientamenti normativi e di giurisprudenza in fatto di copyright, nell'Unione europea. È quanto emerge dall'analisi delle ultime sentenze della Corte di Giustizia europea in materia. L'ultima, a fine aprile, ha messo a bando il lettore multimediale olandese Filmspeler, che facilita – con la propria interfaccia - l'accesso a link a streaming di film anche pirata.

“La decisione Filmspeler è una pessima sentenza della Corte di giustizia che ancora una volta dopo la sentenza GS Media, adotta un punto di vista esclusivamente a tutela delle grandi associazioni di tutela del diritto d'autore”, dice a Nova24 Fulvio Sarzana, avvocato esperto di questi temi.

“La strada che l'Unione europea sembra indirizzata a imboccare è quella di un restringimento significativo del concetto di intermediario della comunicazione e di un ampliamento direttamente proporzionato della nozione di editore”, aggiunge un altro noto giurista del digitale, Guido Scorza.

Secondo Sarzana, “la giurisprudenza della corte è significativamente cambiata in questo due ultimi anni, guarda caso quando la Commissione europea ha deciso di mettere mano alle norme sul diritto d'autore”. E questo è “una minaccia per i principi di neutralità tecnologica, alla base dell'innovazione”. “La Corte ha in pratica ragionato in maniera opposta alla corte suprema statunitense del 1984, secondo cui Sony attraverso i propri apparati non violava il diritto d'autore di coloro che avevano l'esclusiva sui videoregistratori dell'epoca”, ricorda Sarzana.

“Se i principi di questa sentenza fossero valsi 15 anni fa, noi non avremmo i computer, la funzione di hyperlink di Google, né gli smartphone”, continua.

Scorza ritiene si debba cercare un nuovo punto di compromesso. E' bene aggiornare una normativa ormai vecchia di 15 anni, sulle responsabilità degli intermediari; ma è dubbio che sia corretto farlo nel modo in cui si stanno orientando la Commissione europea e la Corte di Giustizia Ue”.

Articolo pubblicato sul Sole 24 Ore del 7 maggio 2017

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