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Apple Pay da oggi in Italia: ecco come funziona e con quali banche

nuovi sistemi di pagamento

Apple Pay da oggi in Italia: ecco come funziona e con quali banche

Da oggi Apple Pay è disponibile in Italia. Il sistema di pagamento con iPhone sviluppato dall'azienda di Cupertino è stato lanciato nel 2014 negli Stati Uniti e da lì ha proseguito la sua espansione. L'italia è il 16esimo Paese. Alcuni partner erano già noti: Apple Pay supporta carte del circuito Visa e Mastercard se erogate da Unicredit, Carrefour Bank e Boon, una app che consente di caricare una carta prepagata di una banca anche se questa non è partner Apple. Le novità sono Mediolanum e American Express, a breve, mentre nei prossimi mesi del 2017 arriveranno CartaBCC, ExprendiaSmart (una carta aziendale), Fineco, Hype (prepagata elettronica), N26 (startup di Berlino che offre servizi bancari per smartphone) e Widiba (banca digitale di Mps).

Come funziona
Apple Pay ha diversi utilizzi. Il primo è quello che trasforma l'iPhone in una carta di credito: basta avvicinare il telefono al POS contactless e usare il lettore di impronte digitali per essere autenticati ed effettuare il pagamento. Il servizio funziona da iPhone 6 in poi, oppure con Apple Watch. Il secondo utilizzo è per i pagamenti all'interno delle app, specie con servizi usati saltuariamente dove non abbiamo un account con carta registrata, oppure nei siti web compatibili (con i nuovi MacBook si può usare il sensore per le impronte digitali sopra la tastiera, con i modelli precedenti l'identificazione avviene con il touch ID dell'iPhone).

Il mercato italiano
“L'Italia per noi è un mercato strategico perché ha una buona percentuale di Pos contactless, ovvero il 50%, che da oggi potranno utilizzare Apple Pay. Inoltre vedo una buona adozione nel food e lifestyle” spiega Jennifer Bailey, la vicepresident di Apple che guida Apple Pay. La manager spiega che nell'ultimo anno “l'utilizzo del servizio è cresciuto del 450% del mondo e che i punti di forza sono semplicità, sicurezza e privacy”. Una volta approvata la carta, la banca crea un numero account che – crittografato - viene memorizzato nel “secure element” di Apple, ovvero un chip certificato. Il numero è univoco per il dispositivo e per ogni carta aggiunta e, spiega l'azienda, non finisce né sui server Apple né su iCloud. Quando avviene il pagamento con NFC il chip di Apple fornisce al POS il numero account e un codice di sicurezza dinamico (non il numero delle carta). Se si perde telefono o Apple Watch si possono disattivare a distanza con “Trova iPhone”. Se si cambia iPhone, pur riconfigurando iCloud le carta andranno inserite nuovamente.

Il (difficile) rapporto con le banche
Rispetto ai tempi di diffusione dei prodotti e dei più popolari servizi di Apple, quello del pagamento via cellulare per quanto in crescita procede piuttosto a rilento. “È come per le carte di imbarco – risponde Bailey – quando abbiamo introdotto la possibilità di collezionarle in digitale su iPhone, arrivavi al check-in e in pochi avevano i terminali per leggerla sul telefono. Ora invece è diffuso. Occorre tempo per costruire le partnership e l'infrastruttura”. Nel caso di Apple Pay in alcuni Paesi, vedi Australia, le banche hanno opposto resistenza per via delle percentuali richieste loro da Apple per ogni transazione. E in Italia si nota l'assenza di Intesa Sanpaolo: “Il nostro obiettivo è che ogni nostro utente possa utilizzare la sua carta su Apple Pay, dunque continueremo a cercare di espandere la nostra rete di accordi. Negli Stati Uniti siamo partiti con 7 banche ora sono 45mila”, afferma la Bailey.

I competitor, anche italiani
Secondo indiscrezioni Intesa potrebbe sbarcare su Samsung Pay, che nel corso del 2017 dovrebbe arrivare in Italia. Altro importante concorrente, ma ancora non si sanno i piani sull'Italia, sarà Android Pay. Senza contare che già oggi diverse banche hanno le loro app che permettono di virtualizzare la carta di credito, solo che funzionano solo su Android. Ci sono inoltre Vodafone Pay, PostaMobile e servizi per il pagamento in negozio che utilizzano tecnologie diverse da NFC come MySi Pay di CartaSi, Tinaba, Jiffy e SatisPay. “In Italia, con 1 milione di POS contactless e una penetrazione media del 50% che in alcune città come Milano arriva all'80%, si può dire che l'infrastruttura c'è. Sempre di più i POS sono già girati dalla parte dell'utente” spiega Valeria Portale, direttore dell'Osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano. “Quello che mancano sono i servizi, che sono pochi e poco promossi. In Italia si usano poco le carte di pagamento ma molto i cellulari e ci sono 30 milioni di smartphone NFC, è probabile che molti attori oggi stiano aspettando un protagonista di peso come Apple per muoversi. Osservando gli altri Paesi possiamo dire che soprattutto sul lato degli accordi con le banche il processo non è semplice, ma alla fine il numero dei partner cresce”.

I partner
Da oggi si può usare Apple Pay ovunque ci sia un pos contactless. Apple ha individuato alcuni partner, scelti perché hanno già oggi l'infrastruttura necessaria (100% di pos contactless o quasi). C'è un po' di tutto, dai supermercati al car sharing. Si tratta di: Auchan, Simply Market, Esselunga, Carrefour, Lidl, Eurospin, Old Wild West, Autogrill, La Rinascente, OVS, H&M, Leroy Merlin, Eataly, Sephora, Limoni, La Gardenia, Banzai/ePrice, Mondadori, Apple Store, Media World, Unieuro.
Le app e siti già compatibili sono invece: Unieuro (app e sito), ParkAppy (app), EniPay (App), Deliveroo (app e sito), easyJet (app e sito), Musement (app e sito), Lanieri (sito), Giglio (sito), Supermercato24 (sito), Stockisti (sito), Saldi Privati (App), Trainline (App), Booking.com (App), Monclick (sito).

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