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Marte e la strana alleanza Europa-Russia: Schiaparelli ci riprova

MISSIONI SPAZIALI

Marte e la strana alleanza Europa-Russia: Schiaparelli ci riprova

Alla periferia di Charleroi, campagna del Belgio, in una stradina con le tipiche case operaie strette e a tetto spiovente, il taxi ferma davanti a un basso edificio a mattonci rossi, che facilmente passarebbe inosservato. Ma, a chi ci lavora dentro, la cosa non dispiace affatto. Anzi.

Il passato di questa zona agricola della Vallonia è un castello su una collina che domina la valle, costruito nel 1600 dagli spagnoli in onore di Carlos Rey (il Re Carlo, Charle Roi in francese). Oggi, però, Charleroi, mezz’ora di auto da Bruxelles, è una grigia città industriale: svettano, minacciosi, gli altiforni delle accierie della Arcelor Mittal. Un mostruoso complesso che oscura tutta la città. Accanto all’industria pesante, che nella mente degli italiani evoca la grande emigrazione degli anni 50 in Belgio, ce n’è anche una leggera. E invisibile. Dove non c’è l’Italia povera e affamata dei minatori, ma quella, purtroppo poco conosciuta, degli ingegneri e della ricerca scientifica ad altissimo livello.

Dentro quel piccolo e anonimo edificio si progetta la conquista dello Spazio e si studia la Terra: è uno dei 20 stabilimenti Thales Alenia Space, azienda italo-francese che dietro le quinte, e nel più assoluto riserbo, sta conducendo la regia della più grande operazione spaziale congiunta tra Europa e Russia. La conquista di Marte (al secondo tentativo).

Rendering della nuova sonda Schiaparelli

La data sul calendario, ma che quando si parla di missioni spaziali è sempre un po’ aleatoria (anche se gli ingegneri di ThalesAlenia Space giurano che stavolta sarà rispettata), èil 2020. Doveva essere il prossimo anno, ma c’è già stato un rinvio. Tra due anni, una nuova sonda che parla anche tricolore, tenterà di atterrare sul Pianeta Rosso per scoprire se c’è vita sotto la superficie. Cosa che nessuno ha mai fatto prima. Cercando di soffiare il primato agli Stati Uniti, dove da anni la Nasa ha avviato una battaglia marziana per la “conquista” del pianeta. Il nome è Exomars e a chi era già grande negli Anni ’60 ricorderà lo sbarco sulla Luna, per ambizione e suggestione: solo che adesso ci sono i robot al posto degli uomini (che si ipotizza possano sbarcare nel 2030).

I fondi per un’impresa così titanica sono pubblici, perchè nessuna azienda privata avrebbe le risorse per farlo: a tirare le fila sono le agenzie Esa (Agenzia Spaziale Europea), l’Asi (Agenzia Spaziale Italiana),e la russa Roscosmos. Il prime contractor, il fornitore degli apparecchi, è Thales Alenia, alleanza tra la francese Thales( gruppo misto pubblico-privato dello Stato e di Dassault Systemes), con il 67%; e Leonardo (ex Finmeccanica), al 33%: la missione costa oltre 1 miliardo di euro e vede coinvolti, oltre 75 partner industriali da 17 paesi. L'Italia, una volta tanto, fa la parte del leone: fornisce circa il 40% della tecnologia di Exomars.

La nuova sonda si chiamerà ancora Schiaparelli (in onore dell’astronomo italiano che condusse importanti studi su Marte) come la precedente che lo scorso autunno si è schiantata: una cocente delusione, ma anche un mezzo successo. Il satellite (che trasportava anche la prima sonda Schiaparelli, e in gergo tecnico chiamato TGO, Trace Gas Responder) è riuscito ad arrivare a Marte, un viaggio da mezzo miliardo di chilometri che ha richiesto 7 mesi, dove è tuttora in orbita (e nel frattempo studia l’atmosfera del pianeta). Dal satellite si sganciò la prima sonda che avrebbe dovuto testare l’atterraggio sul pianeta. Ma il famigerato incidente nel corso della discesa che ha distrutto la sonda. Adesso però l’Esa è tornata alla carica: tenterà un altro atterraggio su Marte con un robot che tenterà il record di perforare il terreno del pianeta fino a due metri per raccogliere campioni e capire se su Marte, pianeta inospitale per via delle radiazioni solari, si siano sviluppate forme di vita sotto terra.

Dalla Terra basterà inviare solo una nuova sonda che sarà guidata dal satellite già operativo fino all’atterraggio. Il TGO , anch’esso tutto di costruzione Thales-Alenia, farà da ponte radio con il futuro rover. Anche nello spazio e anche senza umani, qualsiasi apparecchio, per funzionare, ha bisogno di elettricità. L’unico modo per dare energia al rover sono della batterie a pannelli fotovoltaici: tutta la parte di alimentazione è costruita e testata nei laboratori alla periferia di Charleroi.

Il Pianeta Rosso ha da sempre evocato la fantasia delle persone. Marziani è una parola spesso usata come sinonimo di alieni ed extraterrestri. Chissà perchè poi, visto che su Marte forme di vita non ne esistono (anche perchè non c’è acqua, anche se pare ci sia stata in passato). Ma da anni si vagheggia di poterlo colonizzare. Marte è un pianeta sterile perché la sua atmosfera è troppo rarefatta per bloccare, come invece succede alla Terra, le radiazioni solari pericolose per la nascita di forme di vita. Quando il nuovo rover atterrerà sul pianeta rosso, la parte più difficile la dovrà fare proprio l'Italia. Il trapano che dovrà scavare la superfice per vedere cosa c'è sotto, e magari trovare il segreto dell'origine dell’universo, è tutto Made in Italy. È la parte più difficile, perchè occorre una punta che non si rompa, materiali speciali, in grado di resistere a temperature estreme. Lo fornirà Leonardo (tramite la ex Selex) e lo stanno costruendo negli stabilimenti di Nerviano, alle porte di Milano . Oggi gli americani trapanano solo fino a 5 centimetri di profondità, e sono già moltissimi comunque, viste le condizioni proibitive.

Ora il trapano sviluppato da Leonardo punta ad arrivare fino a 2 metri, cosa mai tentata prima. Un piccolo vanto per un paese, l’Italia, da sempre carente di ricerca (a cui destiniamo solo l’1,27% del Pil, che già non è stratosferico) e accusato di non investire mai abbastanza. É una sfida tecologica al limite delle capacità umane, che Thales Alenia ha organizzato con una struttura ad alveare: ognuno ha un compito, ogni celletta è parte di un sistema. Non esiste, infatti, un solo posto dove l’azienda costruisce le sue «navicelle spaziali» e robot per la missione euro.russa, ma tanti stabilimenti, ognuno specializzato in una piccola parte o in una tecnologia di nicchia. A Charleroi, l’alimentazione del robot. A Tres Cantos, polo industriale a 20 km a nord di Madrid, in piena Sierra, invece, gli ingegneri spagnoli di Thales Alenia stanno sviluppando il software e la tecnogia radio perchè il satellite comunichi con il robot. Alla periferia di Zurigo, invece, a due passi dall’aeroporto, lavorano tra i migliori scienziati europei di optometria. Qui si costruiscono le lenti che serviranno per le comunicazioni planetarie tra la Terra e Marte.

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