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Ecco Prey: ritorna la migliore «science fiction» formato videogame

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Ecco Prey: ritorna la migliore «science fiction» formato videogame

Il trailer

Jfk non è morto ma ha stretto accordi con i russi per lanciare in orbita Kletka una gigantesca stazione spaziale. L'umanità scopre l'esistenza dei Typhoon una razza aliena ostile. Nel 2025 la TranStar corporation la trasforma in un centro per potenziare gli umani. Nel 2025 se non sei un Typhoon devi capire come uscirne vivo. Questo è la storia di Prey. Dentro ci ritrovate tonnellate di romanzi di fantascienza ma nulla di serie B. Come ci ha abituato lo studio di sviluppo Arkane Studios anche i giochi in soggettiva possono raccontare storie. Non sono palestre per decerebrati interessati solo a puntare e sparare. Nel loro curriculum, ricordiamo, troviamo un gioiello come Dishonored 2. In Prey l'approccio e la filosofia del videogioco è la stessa: tanti personaggi da incontrare e una ambientazione suggestiva e avvolgente. Peccato per il retrogusto di già visto che si percepisce fin dall'inizio. La prima ora di gioco riporta alla mente un po' troppo esplicitamente System Shock, Bioshock e Dishonored. Dopo però il gioco acquista una personalità unica. La possibilità di incidere sugli eventi in base alle scelte lo rende una trappola perfetta per chi ama e amerà sempre la migliore fantascienza.
Cosa ci è piaciuto. La stazione spaziale è terrificante e claustrofobica. Ci è però piaciuto più di tutto il gameplay che cambia nel corso del gioco a seconda dei nemici che saremo chiamati ad affrontare. Non ci si annoia mai insomma.
Cosa non ci è piaciuto. E' vero che l'esplorazione è il vero must di questo gioco ma i combattimenti sono proprio un po' troppo scontati. Non semplici. Solo prevedibili. Si poteva concedere qualche cosa di più.

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