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Facebook: «In Italia più di 30 milioni di utenti»

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Facebook: «In Italia più di 30 milioni di utenti»

Luca Colombo, country manager di Facebook Italia
Luca Colombo, country manager di Facebook Italia

«Sono il mobile e l’innovazione a spingere il nostro business. E così sarà anche per i prossimi anni». Luca Colombo, 47 anni, è country manager di Facebook per l’Italia, Paese in cui il social network sta facendo sempre più strada. Si capisce dagli andamenti sul mercato dalla pubblicità: il dato di Facebook e Google – raccolta pari a 1,5 miliardi stando a elaborazioni su stime di Nielsen – è in grado di spostare il segno del trend. Ma basterebbe anche solo l’esperienza e guardarsi intorno per vedere smartphone collegati a una pagina Facebook. L’importanza, anche per l’Italia, della piattaforma si capisce però soprattutto da un numero, quello degli utenti attivi: hanno superato i 30 milioni nel mese. Praticamente la totalità della popolazione che usa Internet. Certo, dal tira e molla sulla tassazione, al rapporto con gli editori – soprattutto dopo che il Nyt ha lasciato la piattaforma Instant Articles – non mancano i temi scottanti per Facebook, anche in Italia. Il tutto però con un trend in crescita. «Dei 30 milioni di utenti su base mensile, 28 sono su mobile».

Si potrebbe dire che il livello di utenza ha raggiunto il limite. E adesso?

Crediamo che ci siano margini di crescita. In generale, anche se non con i tassi di una volta, ma soprattutto su mobile che è centrale per le strategie a livello globale. L’85% del fatturato da advertising arriva da dispositivi mobili.

È così anche per l’Italia?

L’Italia è sicuramente in linea.

Ed è un Paese importante per Facebook?

Anche svestendomi dal mio ruolo risponderei di sì. Se guardo ad esempio al numero di utenti e lo misuro sulla base di tutti gli utilizzatori di Internet, in Italia il rapporto è ben superiore a quello di altri Paesi, come Francia o Uk. A livello generale il 10% degli investimenti pubblicitari sul web vanno su mobile. Questa percentuale è attesa in salita al 15% nei prossimi 2-3 anni. Come si vede le possibilità di crescita ci sono.

Che però sono tutte vostre e di Google. Non crede che, come denunciano spesso gli editori, ci sia un problema di regole?

Noi siamo rispettosi di tutte le regole, sia globali, sia locali. Il discorso deve invece essere condotto sugli elementi che fanno la differenza. È nella risposta al bisogno di innovazione che si gioca il tutto. Dal 2012 abbiamo lanciato l’offerta adv mobile per le aziende. E da lì abbiamo continuato, innovando.

Certo, per crescere ci vorrebbero miglioramenti nella dotazione di banda ultralarga.

Non c’è dubbio. La situazione sta migliorando, ma comunque la questione è centrale in Italia, come quella della formazione.

Una cattiveria: se anche voi e tutti gli Ott iniziaste a pagare le tasse come si deve in Italia, ci sarebbero i fondi per queste opere pubbliche.

Una cattiveria, appunto. Le tasse le paghiamo. E le paghiamo in Italia come dappertutto in linea con le regole vigenti nei Paesi in cui si opera.

Avete tavoli di lavoro con il Fisco italiano?

Al momento non ci sono operazioni in tal senso.

Facebook, insieme con gli altri Ott, è ultimamente spesso citata sul tema dei diritti tv del calcio. La Uefa ha contattato anche voi sui bandi per Champions ed Europa League?

Eventualmente queste sono interlocuzioni che si svolgono a un livello differente. A ogni modo a oggi non c’è nulla, che io sappia, su questa tematica.

Come definire il rapporto con gli editori? C’è sempre la discussione sull’utilizzo dei contenuti.

Con gli editori lavoriamo. Oltre a Instant Articles ci sono altre opzioni di collaborazione sulle quali siamo in fase di sperimentazione. C’è tutto il discorso dei live streaming video, oppure l’audience network: in pratica gli editori ci affidano la loro raccolta. Comunque da due mesi abbiamo una persona, Livia Iacolare, che lavora proprio a stretto contatto con gli editori, sul tema delle partnership.

C’è poi il versante aziende.

Nel mondo 70 milioni di aziende hanno pagina Facebook, 5 milioni di aziende fanno pubblicità su Facebook. Ristoranti, piccole attività: le richieste sono sempre di più.

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