Tecnologia

Morto Bignami, l’astrofisico con la missione di divulgatore

scienziati tra le stelle

Morto Bignami, l’astrofisico con la missione di divulgatore

(Ansa)
(Ansa)

Giovanni Fabrizio Bignami è mancato poche ore fa a Madrid, in modo improvviso, ai suoi cari e alla scienza italiana e internazionale. 73 anni, astrofisico conosciuto anche dal grande pubblico per il suo costante lavoro di divulgazione delle imprese spaziali e della scienza in generale era nel pieno di importanti attività professionali. C'è ancora sbigottimento in queste ore negli istituti di Fisica e Astrofisica italiani anche perché Nanni, come lui stesso amava farsi chiamare da amici e colleghi, era la réclame della persona attiva sempre gioviale e sempre interessato e curioso. Ottimista per carattere, ma anche per la scienza che possedeva, è sua la battuta, un auspicio, che recita: «È già nato il bambino che poserà per primo il suo piede su Marte».

E il pianeta rosso era uno dei suoi grandi amori, presente anche nella sua ultima fatica editoriale: la cura del libro del grande Von Braun, il padre dell'astronautica occidentale, sul viaggio a Marte.

Difficile parlare di lui, specie in questi primi momenti, perché fu professore universitario appassionato, presidente di enti italiani importanti, l'Asi, Agenzia Spaziale Italiana, l'Inaf, Istituto Nazionale di Astrofisica, ma anche del Cospar, il comitato internazionale per le scienze dello spazio, e direttore di laboratori del CNRS francese.

La sua attività di ricerca fu vasta, ma è nota soprattutto per il curioso nome dato a una scoperta che fece nel lontano 1975, ancora giovane da poco laureato a Milano nel 1968 nel prestigioso gruppo di “Beppo” Occhialini, uno dei grandi fisici del secolo scorso. Dopo una lunga caccia alla stella che “non c'era”, non voleva palesarsi, alla fine venne coniato l'acronimo inglese Geminga, Gemini Gamma Ray Source. La scoperta era importante, si trattava della prima stella di neutroni, nella costellazione dei Gemelli, che non emetteva radiazione nelle frequenze radio, ma il trucco, diciamo così, è che letta alla luce del dialetto milanese ci dice che quella stella “non c'è proprio”, a testimonianza della lunga caccia a questo strano e importante oggetto celeste, culminata con la sua scoperta.

Come presidente dell'Agenzia Spaziale e poi dell'Inaf fu sempre fedele custode della missione originale di questi Istituti, che contribuì moltissimo a migliorare riuscendo sempre a rappresentare ai ministri di turno la necessità di investire nella ricerca, in nome dei benefici che ne derivano e per la bontà dei ricercatori e tecnici italiani. E di sicuro non questa non è mai stata un'impresa facile.

Il suo amore vero era l'universo in tutta la sua complessità, le sue due presidenze lo testimoniano, spazio per andare almeno su Marte, la sua ambizione primaria, e astrofisica per capire sempre qualcosa in più sul nostro posto in questo gigantesco laboratorio di fisica, il più grande esistente, in cui viviamo.

Attualmente girava dall'Australia al Sud Africa e all'America per coordinare una parte importante del progetto Ska, un insieme di radiotelescopio sparso, letteralmente, fra Australia e Sud africa che, complessivamente, avrà un'area di ricezione di un chilometro quadrato, incredibile. Centinaia di parabole su più continenti collegate fra loro in tempo reale, la vera big science che arriva a scrutare l'universo. Un progetto congiunto fra quasi tutte le maggiori potenze industriali esistenti.

La sua passione, e diciamolo pure, positiva e amichevole irruenza traspariva dagli occhi quando faceva conferenze, dappertutto: dal liceo di provincia alle trasmissioni cult di Piero Angela, e sempre con la stessa preparazione e senza risparmiarsi. Motivare i giovani infatti era uno dei suoi punti fondamentali, riassunti nella frase che abbiamo riportato all'inizio. I tanti giornali poi, e riviste, con cui ha collaborato, diversissimi, da Vanity Fair a Limes, lo hanno sempre accolto come testimone del futuro, dell'ansia positiva per la conoscenza che si può ritrovare in tutta la sua opera. La produzione di libri divulgativi, dalla storia dello spazio ai recenti volumi che affrontano il problema dello sfruttamento degli asteroidi, hanno sempre avuto buon esito, perché lui amava comunicare, e lo sapeva fare un po' per talento naturale e un po' perché ci si impegnava sempre tanto quanto, se non forse più, che nella professione o negli impegni importanti delle varie direzioni e presidenze che ebbe. Particolare questo che lo accomuna a grandi astronomi del passato.

Di cariche ne aveva accumulate tante, e anche onorificenze, date da vari governi, Italia, Francia, Usa, oltre alle Accademie, quella dei Lincei per prima di cui andava molto fiero, ma forse in questo momento la più bella, da ricordare, è quella che gli regalarono i suoi colleghi e gli appassionati di astronomia di tutto il mondo, tramite la loro organizzazione mondiale, Iau, dedicandoli un piccolo asteroide, che oggi continua nella sua orbita a ricordarci di Nanni, uomo e scienziato: 6852 Nannibignami.

© Riproduzione riservata