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Blue Whale e l’effetto farfalla

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Blue Whale e l’effetto farfalla

Puoi fare finta che non esista, operare un rigoroso fact checking o consigliare, senza sapere nulla di preciso, come e chi chiamare in caso di aiuto. Qualunque scelta tu possa compiere, sia che tu sia un blogger, un giornalista o un genitore sappi che non è priva di conseguenza e non è detto che sia giusta. La lezione di Blue Whale è anche questa. Se si gioca con regole nuove, servono strumenti nuovi.

Che cos’è Blue Whale
Partiamo dalla definizione: cosa è Blue Whale? A tutti gli effetti è un fenomeno da social network. Di preciso non si sa nulla come spesso accade quando ci si muove in questo campo. Sappiamo che viene descritto come una sorta di rituale che ha lo scopo di condurre qualcuno, spesso un ragazzo, più debole o depresso verso il suicidio. Un gioco online a cui si decide di partecipare volontariamente postando un messaggio. Una volta contattati veniamo sottoposti a un elenco di prove ben precise. Il rito prevede anche ricatti e minacce e si chiude con il suicidio della vittima. Come ha spiegato Carlo Solimene, direttore della divisione investigativa della Polizia postale: «Tra le prime indicazioni agli affiliati c'è quella di non parlare con i genitori di quello che si va facendo, per poi proseguire con lo svegliarsi in piena notte per vedere film horror, e per far questo imbottirsi di caffè, infliggersi tagli e ferite fino ad arrivare a gesti estremi».

Dove è nato
Blue Whale è nato su VKontakte (Vk), un social network tipo Facebook molto popolare in Russia. Sarebbe infatti proprio russa, Rina Palenkova (16 anni), quella che viene considerata essere la prima vittima. Qualcuno, anzi un po’ tutti i giornali, hanno scritto che questa pratica folle sarebbe arrivata in Italia. Ieri la polizia postale è intervenuta dopo la denuncia di una foto postata su Facebook che mostrava lesioni che si era procurata una studentessa di 14 anni di Ravenna. Non è ancora chiaro come la giovane possa essere venuta a contatto con
chi le ha suggerito di intraprendere il pericoloso 'gioco'. Anzi, non è chiaro se si tratti di Blue Whale o di un caso di emulazione, un effetto a farfalla di un fenomeno di nuova natura. Qualcuno a scuola si è accorto di quella sua foto esplicita e preoccupante inserita tra gli altri scatti che mostravano la vita normale di una studentessa in età adolescenziale. Ed è stato proprio l'istituto ad avvisare la famiglia della ragazzina fino a quel momento ignara di tutto.

I segnali da monitorare
Le forze dell’ordine e la Polizia postale stanno monitorando le chat degli adolescenti in cerca di segnali. Ma siamo di fronte a un nemico nuovo, che si nasconde e che usa i social per addescare le proprie vittime. «Non ci stanchiamo di predicare ai genitori l'attenzione nei confronti di alcuni segnali, come l'isolarsi del figlio, la perdita di interesse per lo sport che prima praticava, il peggioramento del rendimento scolastico».

Come rispondere
Una risposta e un deterrente è anche quella di ricordare cosa c’è online a disposizione di chi ha notizie di questo fenomeno o che è in cerca d’aiuto. Esistono servizi specializzati. Per esempio si può telefonare o scrivere in chat a Telefono Azzurro. Esiste il progetto Youngle (un servizio pubblico nazionale di ascolto e counseling rivolto ad adolescenti con il supporto di psicologi). Esistono anche tool per attivare dei filtri ai minori. E naturalmente centri di salute mentale sul territorio. Sono strumenti vecchi e nuovi per una minaccia che è purtroppo va affrontata con tutto il buon senso che serve. Senza innescare cacce alle streghe tecnologiche.

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