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AlphaGo? Tre a zero e tutti a casa

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AlphaGo? Tre a zero e tutti a casa

AlphaGo, il supercomputer di Google dotato di reti neurali e intuito artificiale ha stracciato Ke Jie a Go, una dama cinese di tradizione millenaria resa ormai celebre nel mondo per essere diventata terreno di confronto fra macchine e umani. Sviluppato da Deep Mind non è nuovo a queste imprese. Nel 2016 aveva battuto il campione coreano per quattro a uno. Questa volta giocando fuori casa, in Cina, non ha concesso neppure una partita all’umano. Dopo un vittoria così i loro creatori hanno deciso di toglierlo dalle competizioni di Go. Si dedicherà ad altro, hanno dichiarato gli scienziati di Deep Mind aggiungendo in modo un po’ generico che sarà impiegato nello studio delle energie rinnovabili.

AlphaGo se ne va da campione. Come i migliori, all’apice della sua carriera. Come dire, basta giocare ora è tempo di fare gli adulti e andare a lavore. Stesso destino per Watson di Ibm che dopo aver battuto concorrenti umani a Jeopardy! ha smesso di rispondere alle domande dei quiz. E oggi ha trovato impiego piuttosto stabile come medico (aiuto-medico) in sanità e in azienda nei servizio di e-commerce e nei call center, automatizzando molte funzioni nella gestione dei clienti.

Più misteriosa invece è la storia di Deep Blue sempre dell’Ibm. Lui restò in un certo senso disoccupato. Dopo un primo scontro che lo vide soccombere, l '11 maggio del 1997 Deep Blue ebbe la meglio sul campione mondiale di scacchi Garry Kasparov. Per la prima volta un computer batteva un uomo in una competizione pubblica. La partita restò negli annali. Qualcuno sollevò sospetti, compreso lo stesso Kasparov che chiese la rivincita ma non fu accontentato. Ibm rifiutò e ritirò Deep Blue .

Qualcuno ipotizzò un intervento umano tra una partita e l’altra per modificare il programma e quindi le strategie di gioco. Quella di Deep Blue fu quindi per alcuni una vittoria sporca. O forse la reazione scomposta (e molto umana) a una sconfitta contro una macchina. Vent’anni esatti dopo quella sfida ci siamo un po ’ abituati a essere battuti. Anzi, ci stiamo preparando a cambiare lavoro (o a perderlo) lasciando all’intelligenza artificiale il compito di automatizzare molte delle nostre attività. E forse è meglio così.

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