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Kalanick, Ceo di Uber, in aspettativa. Quale futuro per la…

i retroscena

Kalanick, Ceo di Uber, in aspettativa. Quale futuro per la concorrente dei taxi?

Travis Kalanick (AFP PHOTO / Wang Zhao)
Travis Kalanick (AFP PHOTO / Wang Zhao)

Travis Kalanick, amministratore delegato e fondatore di Uber, lascia la sua carica per un periodo non precisato di aspettativa. La notizia era nell'aria da qualche giorno, ma è stato lo stesso Kalanick a renderla ufficiale con una mail inviata ai suoi dipendenti.
Ufficialmente si tratta di un periodo di congedo. Un'aspettativa richiesta dallo stesso Ceo, alle prese con un periodo della sua vita non semplice. I retroscenisti, però, parlano di un vero e proprio commissariamento del management. Sarà il tempo a mettere a posto ogni casella. Intanto Kalanick si fa da parte, e al suo rientro potrebbe avere un ruolo ridimensionato all'interno dell'azienda. Nel frattempo, anche per dare un segnale forte all'estero, Uber ha assunto due manager donne. Si tratta di Frances Frei, professoressa di Harvard, che si insedia nel ruolo di vice presidente per Strategia e Leadership, e di Bozoma Saint John, ex manager di Apple, che va a ricoprire il ruolo di responsabile del brand.

La mail alla sua squadra
Quella inviata al suo team è una mail di saluti tutta da decifrare. «Negli ultimi otto anni – ha scritto Kalanick - la mia vita è sempre stata Uber». Nelle ultime settimane, però, qualcosa è cambiato. La scomparsa della madre in un brutto incidente nautico, ha spinto il Ceo di Uber a farsi da parte: «Gli eventi recenti – è scritto nella lettera – mi hanno fatto capire che ho bisogno di prendermi del tempo» dopo la «morte di mia madre, per riflettere, per lavorare su me stesso e per concentrarmi su come costruire una squadra di leadership di alto livello».

Per Kalanick, in questa sua esperienza in Uber «c'è molto da essere fieri, ma c'è molto da migliorare». E se serve una Uber 2.0 «allora devo lavorare anche a un Travis 2.0, per diventare il leader di cui questa società ha bisogno». «Durante questo periodo – prosegue la lettera - la direzione, i miei dirigenti, gestiranno la società. Sarò disponibile come necessario per le decisioni più strategiche». Nessun cenno alle tempistiche di un suo rientro: «È difficile – ha scritto Kalanick - mettere una timeline su questo. Potrà essere più breve o più lungo di quanto ci si aspetta. Tragicamente perdere una persona amata è stato difficile per me e ho bisogno di dirle addio. L'incredibile numero di note e condoglianze da tutti voi mi ha reso forte, e quasi tutte finiscono con: “Come posso aiutarti?”. La mia risposta è semplice. Fate della nostra missione il lavoro della vostra vita».

Un Ceo alle corde

Che le motivazioni di Kalanick siano le uniche ad averlo spinto “fuori” da Uber è difficile dirlo con certezza. I fatti tragici dell'ultimo periodo sono indiscutibili, ma è altrettanto lampante che Uber non stia attraversando un gran momento. Ci sono di mezzo non solo le controversie legali che limitano il business dell'ex startup in molti Paesi, ma anche diversi scandali a luci rosse che hanno fatto parlare di Uber troppo spesso negli ultimi mesi.

Chi è Travis Kalanick
Quarant'anni, figlio di un ingegnere civile e una pubblicitaria, Kalanick è lo stereotipo dell'imprenditore tech che ha fatto della Silicon Valley una miniera di idee e denaro. Nel 2008, insieme a Garret Camp, ha dato vita a Uber, una startup di software con un obiettivo abbastanza chiaro: spezzare il monopolio dei tassisti. Secondo Forbes è il duecentoventiseiesimo uomo più ricco al mondo, con un patrimonio di 6,3 miliardi di dollari.
Alle spalle ha un'adolescenza comune. Vendeva coltelli porta a porta, pur di pagarsi l'Università. Eppure, una volta iscritto ad ingegneria, non ha concluso gli studi. Il cruccio di Travis è sempre stato quello di fondare una startup di successo. Ci ha provato con la musica, poi con il cloud, ma senza grande successo. Nel suo curriculum, anche la candidatura a presidente dello Stato della California. Uber gli ha cambiato la vita, rendendolo uno dei Ceo più noti al mondo. Il suo modello di business ha calamitato attenzioni, e spesso tante critiche. Molti lo hanno descritto come un padre padrone. Adesso, però, il capitano lascia la barca, in questa faccenda che sembra un po' metterlo da parte. E che ricorda un po' la storia del primo Steve Jobs con Apple. Difficile prevedere quale sarà il finale.

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