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L’istruzione prescolare è fondamentale per il futuro. L’Ocse: «Investire meglio»

Reuters
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Il futuro di una persona si costruisce sui banchi di scuola. Ma la formazione della personalità e delle competenze inizia ben prima. Un percorso educativo integrato fin  primi anni di vita risulta fondamentale per lo sviluppo socio-emotivo del bambino e delle sue capacità cognitive, ponendo anche le basi per una formazione permanente della persona, per una riduzioni delle disparità e per un miglioramento della mobilità sociale.

È per questo che le economie sviluppate continuano ad aumentare gli investimenti nell’educazione prescolare, finalizzata non solo alla preparazione alla scuola ma anche alla socializzazione e alla formazione fin dai primissimi anni. In media i Paesi Ocse stanziano lo 0,8% del Pil all’educazione e alla cura infantile, fondi per i tre quarti diretti all’istruzione prescolare. Proprio l’Ocse ha diffuso oggi il primo rapporto internazionale dedicato al tema nel tentativo di fornire una base di statistiche e di politiche per migliorare l’impatto di questi interventi sul lungo periodo.

Investimenti in aumento

Sulla base delle evidenze della ricerca neuroscientifica sull’importanza dei primi anni di vita, tutti i Governi stanno aumentando gli investimenti sull’istruzione prescolare. Nei due terzi dei paesi Ocse oltre il 90% dei bambini di quattro anni e il 70% dei bambini frequenta ambienti specializzati nell’educazione prescolastica.

Ma è in forte crescita anche la “scolarizzazione” dei più piccoli: nel 2014 circa un terzo dei bimbi al di sotto dei tre anni era coinvolta in istituzioni di “childcare” formali, con una crescita di oltre otto punti percentuali rispetto a dieci anni prima.

Aumentano anche gli sforzi per garantire l’accesso gratuito al sistema prescolare: la gran maggioranza dei paesi Ocse offre la frequenza gratuita almeno per l’ultimo anno prima dell’inserimento nel percorso scolastico vero e proprio.

Benefici anche per le mamme

L’investimento nella formazione prescolare ha un impatto non solo sulla formazione del carattere e delle competenze sul più lungo periodo, ma è anche un potente fattore di sviluppo della performance scolastica successiva. La rilevazione Pisa che valuta l’efficacia dei sistemi scolastici aveva già sottolineato nell’ultima edizione che la frequenza per almeno due anni a percorsi formativi in età prescolare garantiva una performance migliore a 15 anni, anche al netto delle differenze socio-economiche degli studenti e delle scuole.

Ma l’impatto positivo non riguarda solo il futuro dei bambini, ma anche l’inclusione delle loro mamme nel mercato del lavoro. Laddove è più alta la quota di bambini prescolarizzati (in paesi come Danimarca, Olanda, Portogallo, Slovenia, Svizzera), aumenta anche la percentuale di mamme lavoratrici.

Insegnanti più formati (ma meno pagati)

Di pari passo con la rilevanza dell’istruzione negli anni precedenti la scuola è cresciuto anche il livello di preparazione richiesto per gli educatori prescolari. In 27 dei 37 paesi che hanno partecipato alla rilevazione per insegnare è necessaria una laurea universitaria o titolo equivalente (non in Italia).

All’innalzamento del percorso formativo non ha corrisposto però un adeguamento corrispondente degli stipendi che rimangono al di sotto del livello medio dei dipendenti con formazione terziaria in buona parte dei paesi. : in media il loro stipendio è pari solo al 74% di quello di un laureato dipendente a tempo pieno. L’Italia è al di sotto della media Ocse: poco più di 30.000 dollari rispetto a 35.600 come stipendio medio annuo per un insegnate con 15 anni di anzianità.

Il miglioramento delle condiozioni lavorative e della formazione degli educatori è quindi una delle priorità indicate dall’Ocse per adeguare sempre di più l’istruzione prescolare alle esigenze dell’era della conoscenza, insieme a un coinvolgimento dei genitori nel processo educativo. Ma in primo luogo è fondamentale che i singoli paesi sviluppino strategie chiare e coerenti per l’allocazione efficiente delle risorse pubbliche, in modo da arrivare a un sistema integrato con il sistema scolastico.

Cruciale è infatti la transizione verso la scuola, tema a cui è dedicato un approfondimento apposito da parte dell’Ocse: il rischio è che i benefici dell’istruzione ricevuta nei primi anni vadano completamente perduti in assenza di continuità nel metodo e nella qualità. Perché, sottolinea il rapporto, bisogna «preparare la scuola ai bambini, non preparare i bambini alla scuola»

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