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Segway per disabili (ma non solo): ecco il progetto italiano che…

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Segway per disabili (ma non solo): ecco il progetto italiano che sarà presentato ai Sette grandi

Per quindici anni ha fatto l’educatore sociale a contatto con disabilità fisiche e psichiche, domani si troverà catapultato davanti ai Sette grandi del mondo per presentare la sua idea di carrozzina rivoluzionaria, un Segway modificato con seduta ergonomica, che strizza l’occhio anche a chi disabile non è.

Mario Vigentini, milanese, 45 anni, racconterà la storia della sua idea ai ministri dei Trasporti del G7: la sua Marioway ha vinto la call indetta a primavera dal ministero italiano insieme a Italia Camp per idee innovative nel campo della mobilità sostenibile da presentare ai Grandi riuniti in questi giorni a Cagliari per ripensare la mobilità del futuro in chiave di sostenibilità ed efficienza. Dalle 400 proposte presentate si è arrivata a una short-list di sette idee, tutte italiane, da cui è stato scelto il progetto di una carrozzina pensata appositamente per le persone con problemi motori, nato in un garage della Bergamasca e ora trasferito nel parco tecnologico Kilometro Rosso.

La mobilità come diritto

L’idea di fondo, «quella che è risultata vincente - spiega Vigentini - è di mobilità e sostenibilità, coniugata nel senso delle pari opportunità e dell’inclusività, partendo dalla mobilità come diritto per tutti».

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L’idea è nata dalla sua esperienza di educatore: «Mi sono reso conto che il focus del nostro intervento era la capacità relazionale - racconta -: bisognava quindi eliminare la carrozzina che si trasforma in icona della disabilità per arrivare a relazionarci con il disabile sul piano dell’umanità, incontrarlo nella sua diversità. L’intuizione è stata quella riportare il disabile a un’altezza che restituisca anche fisicamente una relazione alla pari».

L’idea è diventata una carrozzina - ma non parlate a Mario di “carrozzina” - con motore elettrico, con un’autonomia di circa 30km, a due ruote con una seduta ergonomica verticalizzante, che può essere utilizzata in posizione più verticale, e dotato di un sistema autobilanciante, che permette una guida senza mani, direzionato solo dallo spostamento del busto.

Barriere da superare

Il progetto ha preso forma nelle valli bergamasche, nel garage di Massimo Ghidelli, esperto di meccanica e di metalli che ha messo a punto un prototipo giunto oggi alla quinta generazione, pronto per il mercato. Non prima di essere stato sottoposto alle cure della Pdf di Stefano Martinelli, customizzatore di moto, che ha messo a punto l’estetica. Vigentini, Ghidelli e Martinelli sono i tre soci fondatori di Marioway, che intanto ha ricevuto la certificazione di B-corp, di società a vocazione sociale. Accanto a loro si sono uniti soci finanziatori che hanno creduto nel progetto.

Marioway è arrivato proprio in questi giorni sul mercato, con un prezzo decisamente elevato, superiore ai 19.000 euro. L’ambizione è di ridurre i costi di industrializzazione in modo da aprire la strada a un mezzo che possa essere utilizzato come strumento di mobilità in aree limitate come aziende o centri commerciali o a scopo turistico. L’obiettivo rimane quello di superare il concetto di disabilità, con un mezzo di trasporto inclusivo che rompa le barriere.

Questo andrà a raccontare domani Vigentini ai ministri dei Sette grandi: «Il nostro sogno è di inventare uno sport in cui disabili e non disabili possano giocare fianco a fianco grazie a Marioway»

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