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Una spugna di grafene tutta italiana ripulirà le acque inquinate di…

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Una spugna di grafene tutta italiana ripulirà le acque inquinate di petrolio

La lotta all'inquinamento delle acque è nanotech e firmata dalle eccellenze italiane. È infatti stato presentato oggi a Lomazzo, nel comasco, il nuovo Joint-lab per la decontaminazione delle acque tramite grafene nato dalla collaborazione tra Iit e Directa Plus, l'azienda italiana quotata all'Aim di Londra con sede nel parco scientifico e tecnologico ComoNext e tra i primi fornitori di materiali a base di grafene al mondo.

L'obiettivo del nuovo Joint-lab – nato con stessa formula utilizzata da Iit, punta di diamante della ricerca applicata italiana, con partner come Nikon, Inail, Novacart, CrestOptics e Moog - è lo sviluppo di nuove soluzioni per la bonifica delle acque in seguito agli sversamenti di idrocarburi e per il miglioramento della sostenibilità ambientale dei processi industriali. Di fatto, si tratta dello sviluppo della nuova generazione del Grafysorber, il materiale a base di grafene sviluppato da Directa Plus per la depurazione delle acque contaminate da oli e idrocarburi alcuni anni fa.

«Grafysorber – spiega Giulio Cesareo, fondatore e Ceo di Directa Plus – è già approvato dal Ministero dell'Ambiente per l'utilizzo in bacini acquiferi e utilizzato con successo sia in situazioni di emergenza da sversamento che in contesti di bonifica industriale, ora entrerà in un'ulteriore fase di sviluppo, con l'obiettivo di conquistare nuovi mercati. Crediamo molto in questo prodotto, che non solo è fino a cinque volte più efficace dei prodotti tradizionali a oggi utilizzati, ma è anche più sostenibile, perché permette il recupero degli olii, può essere riutilizzato più volte, ed è esso stesso riciclabile».

Il grafene che ripulisce l'acqua

Il Joint-lab prevede un investimento congiunto di circa 300mila euro nei prossimi tre anni, durante i quali l'azienda e i laboratori Smart Materials dell'Istituto Italiano di Tecnologia guidati da Athanassia Athanassiou, testeranno in laboratorio l'attuale formula del Grafysorber per andare poi a ottimizzarla e traformarla in una nuova linea produttiva su larga scala.

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