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Ritorna l’Open innovation summit. A confronto l’ecosistema…

Appuntamento

Ritorna l’Open innovation summit. A confronto l’ecosistema delle startup

L'appuntamento è fissato per venerdì 30 giugno e sabato 1 luglio, presso il Parc Hotel Billia Resort & Casinò di Saint-Vincent: vi saranno tutti gli attori dell'ecosistema dell'innovazione italiano, dagli investitori istituzionali alle startup digitali, dai vendor tecnologici ai rappresentanti di ministeri ed enti locali, dagli incubatori alle università. L'Open Innovation Summit 2017, organizzato da Digital Magics in collaborazione con Gruppo 24 Ore, è il quarto degli otto appuntamenti di Gion (Gasperini Italian Open Innovation Network), network per le imprese nato da un'idea di Enrico Gasperini, fondatore dell'incubatore milanese e scomparso prematuramente a novembre. La due giorni prevede un ricco ed articolato menu di interventi ed ha un preciso obiettivo: fare il punto della situazione, in termini evolutivi, di un fenomeno sul quale il sistema Italia sembra finalmente aver scommesso con decisione. Si parlerà quindi di collaborazione virtuosa fra le imprese tradizionali e nuove imprese innovative, di investimenti strategici e di digitalizzazione del settore pubblico, di trasformazione e di formazione quali capisaldi necessari per la crescita delle Pmi. Anche in chiave politica ed economica.
Come spiega Marco Gay, vicepresidente esecutivo di Digital Magics, al Sole24ore.com, le parole chiave per pensare a un'innovazione realmente a 360 gradi, senza ostacoli dimensionali e di altra natura, sono “contaminazione e interconnessione”. L'Open Innovation Forum, dice ancora Gay, “va letto come un appuntamento di sistema, un momento di incontro e di confronto, di raccolta di stimoli e di condivisione aperta dei progetti avviati e dei risultati raggiunti”.
Portare il verbo del digitale nelle aziende italiane, anche grazie al contributo delle startup, è una strada possibile e di questo ne è assolutamente convinta anche
Layla Pavone, amministratore delegato Industry Innovation di Digital Magics, secondo cui il classico bicchiere va visto mezzo pieno perché è innanzitutto questa la caratteristica di chi fa innovazione. E cioè quella di guardare avanti. “Obiettivamente – spiega realisticamente l'ex manager di Iab – abbiamo registrato nell'ultimo anno e mezzo segnali ancora deboli, che ci posizionano ancora all'inizio del guado. Ma non siamo più controcorrente e abbiamo, soprattutto, imboccato la strada giusta, perché è innegabile che via sia una grande dimostrazione di attenzione verso il digitale da parte di tutti i soggetti”.
Se il bilancio di un incubatore come Digital Magics va considerato positivo rispetto all'atteggiamento dimostrato dagli imprenditori quando di parla loro di innovazione significa, come osserva Pavone, “che la politica della progettualità e della semplificazione del linguaggio paga. In Italia esiste talento diffuso ma questa è una capacità spesso e colpevolmente bistrattata, non c'è ancora una consapevolezza diffusa dell'importanza del fare innovazione in modo aperto sebbene si stia facendo molto anche a livello territoriale”.

Il varo del piano Industria 4.0, in tal senso, è un tassello importante per quanto ancora non conosciuto (e quindi fatto proprio) da tutte le aziende italiane. Ma è anche vero che il numero delle startup innovative iscritte all'apposito Registro tenuto dalla Camere di Commercio in partnership con il Ministero dello Sviluppo Economico è costantemente in crescita (abbiamo superato quota 7.500) e che l'azione dei venture capital sta pian piano assumendo maggiore dinamicità (in relazione alla maggiore numerosità e qualità di progetti da selezionare per un finanziamento). Il tema al centro del dibattito, oggi, conclude Pavone, “è quello di unire le risorse e le competenze e fare concretamente ecosistema, perché l'innovazione deve essere alla portata di tutte le aziende italiane”. Ed è proprio questo, molto probabilmente, il principale messaggio che uscirà da Saint-Vincent.

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