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Usa, Facebook studia come far pagare le news sugli Instant Articles

allo studio un paywall

Usa, Facebook studia come far pagare le news sugli Instant Articles

Partiamo dall’inzio. Facebook Journalism Project è una iniziativa voluta da Mark Zuckerberg per rafforzare la collaborazione tra il social network e gli editori, dai giganti delle news alle piccole organizzazioni. Sulla scia della Google Digital News Initiative anche Facebook lavora a una sorta di “give back” per il mondo degli editori tradizionali tradizionalmente tramortiti dallo strapotere di queste grandi piattaforme sovranazionali. L'agenzia eMarketer stima che nel 2016 Facebook e Google abbiano rastrellato il 60% della spesa in pubblicità su pagine elettroniche nel mondo intero. La novità di oggi, contenuta in un post di Campbell Brown, Head of News Partnership di Facebook, è che in ottobre il social network comincerà a sperimentare l'accesso a pagamento delle notizie. Da quanto si apprende dalla stampa americana, gli utenti avranno accesso libero a dieci notizie prima di essere invitati alla sottoscrizione dell'abbonamento. Si inizierà con un piccolo gruppo di partner quest’anno. Obiettivo è quello di sperimentare il modello di business su cui però si sa ancora pochino e capire di quali analytics e quindi di quali informazioni gli editori hanno bisogno per essere incoraggiati a pubblicare i propri contenuti sulla piattaforma blu con questo formato. Per rendere pubblici queste metriche e questa metodologia Facebook ha scritto che lavorerà con Nielsen. Qui l’ultimo aggiornamento di Fb sul modello di monetizzazione.

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Cosa sono gli Instant Articles? Sono una iniziativa di Facebook che consente agli editori di pubblicare gli articoli direttamente su Facebook senza rimandare ai siti che li hanno prodotti. Sono contenuti, articoli notizie ottimizzate per la visualizzazione da mobile e sviluppati in html5. Vengono caricati in maniera molto più veloce e permettono quindi una maggiore leggibilità e un conseguente deciso miglioramento di tutte le metriche di lettura (click, condivisioni, bounce rate). Sono disponibili per tutti i publisher a partire dal 12 aprile 2016.

Attualmente nel mondo, fa sapere Facebook, ci sono più di 10mila editori che usano gli Instant Articles, con una crescita di oltre il 25% soltanto negli ultimi sei mesi. Più di un terzo di tutti i clic sugli articoli su Facebook sono ora indirizzati su Instant Articles. Questi articoli, restano sui server degli editori (che quindi conserva i diritti, le visite e le pageviews), ma consento a Facebook di monitorare statistiche di traffico e soprattutto definire stili e standard univoci di visualizzazione. Sempre secondo Fb, Instant Articles attualmente rende più di 1 milione di dollari al giorno agli editori via Facebook Audience Network e negli ultimi 6 mesi gli RPM (Rotational Product Manager Program) da Facebook Audience Network in Instant Articles sono aumentati più del 50%.

Piacciono gli Instant Articles? Secondo gli editori il programma di Facebook ha il limite di limitare il numero e la tipologia di annunci pubblicitari all'interno di Instant Articles. In altre parole un editore non guadagna con lo stesso contenuto le stesse cifre che arrivano con gli annunci pubblicitari che compaiono direttamente sui siti, dove i lettori sono anche raggiunti in modo più mirato. Attualmente una quota sempre più consistente delle entrate dal digitale proviene da piattaforme social terze. Affidarsi troppo a piattaforme terze può voler dire per un editore perdere la capacità di mediazione e il rapporto con il pubblico. Al tempo stesso sono uno strumento per allargare la base utenti. Come è chiara l’argomento è ampiamente dibattuto.

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