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    Dossier | N. 25 articoliCriptovalute: bitcoin e le altre

    Ico per 1,3 miliardi $ nel 2017: ecco come si finanziano le startup in criptovalute

    Una delle ultime offerte non è andata come doveva: un paio di giorni fa l’Ico di Coindash è stata bloccata dopo che in tre minuti gli hacker si sono intascati sette milioni di dollari investiti nella nuova valuta. Ma nelle ultime settimane due startup, Tezos e Eos.Io, hanno raccolto più di 200 milioni di dollari ciascuna mediante “Initial coin offering”.

    Con questo nome si identifica quella che, sull’onda del successo delle criptovalute, si sta affermando come la nuova forma per raccogliere fondi in maniera rapida e senza troppi formalismi per le giovani società attive nel mondo delle criptovalute. I numeri parlano chiaro: nel 2017, fino a metà luglio, sono stati raccolti 1,27 miliardi di dollari, superando di gran lunga gli investimenti del venture capital in blockchain e bitcoin. Di questa massa, la metà è stata raccolta solo negli ultimi trenta giorni, stando ai numeri presentati da Autonomous in un rapporto dedicato all’argomento (#TokenMania). L’anno scorso il totale delle Ico si era fermato a 222 milioni di dollari.

    Evidentemente la corsa al bitcoin e alle criptovalute ha avuto effetto dal momento che le Ico remunerano gli investitori anche sulla rivalutazione della criptovaluta scelta. Ma allo stesso tempo hanno contribuito ad alimentare la domanda di bitcoin ed ether, le due monete più utilizzate in queste operazioni. Il rischio, ventilato anche dal rapporto, è che l’assenza di regole per le Ico favorisca eccessi ai limiti della truffa e comunque sia soggetto al rischio-bolla.

    Come funziona una Ico
    A differenza della cessione di azioni come nei tradizionali round di investimento del venture capital e nelle Ipo azionario, nelle Ico la società, attiva nell’ambito della blockchain o delle criptovalute, emette e vende una moneta o un token digitale “che sia scarso e validato attraverso tecniche crittografiche avanzate”, che non conferisce alcuna azione o diritto di voto.

    Per l’acquisto vengono usate le criptovalute tradizionali, in particolare la piattaforma di Ethereum è la più utilizzata per l’emissione di token collegati a smart contract. Di solito l’operazione - spesso effettuata tramite fondazioni terze, contribuendo ad aumentarne l’opacità - si chiude nell’arco di trenta minuti.

    Il rapporto di Autonomous la spiega così: «Immaginate che per finanziare l’apertura di un casinò, si vendano le fiches prima dell’apertura, anticipando l’uso delle fiches stesse e creando un valore economico. Gli acquirenti inizieranno a scambiare queste fiches sulla base delle previsioni sul valore del casinò, sull’affluenza di giocatori e sul numero dei possessori delle fiches».

    Scarsa trasparenza
    Il riferimento al casinò non è probabilmente fatto a caso, perché quello delle Ico è un mondo che sfugge a qualsiasi tipo di regola. Il rapporto paragona le monete emesse a quelle utilizzate in mondi virtuali come SecondLife, Eve Online e World of Warcraft, che poi possono essere trasformate in valute reali. Il problema è che i volumi stanno diventando davvero rilevanti e molti investitori confidano in profitti da favola, dopo che bitcoin ha più che raddoppiato il valore da inizio anno ed ether ha messo a segno un rialzo superiore al 3.000 per cento.

    Per fare un raffronto, il valore delle Ico rimane ancora una frazione rispetto ai 34 miliardi di dollari raccolti mediante crowdfunding nel 2015 e ai 127 miliardi di investimenti del venture capital l’anno scorso. Ma a preoccupare è il tasso di crescita e la scarsa trasparenza. Le Ico vengono utilizzate dalle società per evitare richieste di documentazione e business plan specifici.

    «Sfortunatamente, molte Ico sono fraudolente - mette in guardia il rapporto di Autonomous - e puntano a sfruttare la grande eccitazione nell’ecosistema delle criptovalute utilizzando i social media per la promozione e l’assenza di protezione efficace del consumatore, sollevando legittime preoccupazioni da parte delle autorità regolamentari e tentativi di autoregolamentazione da parte di alcuni attori del mercato».

    Prospettive regolamentari

    D’altra parte i soggetti della regolamentazione finanziaria globale non hanno trovato un accordo sulla modalità di trattamento di questi strumenti che vengono «trattati da alcuni giurisdizioni alla stregua di asset, commodities o valute, mentre altre sono divise su quali token possano essere considerati titoli finanziari».

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    Il boom delle Initial coin offerings riporta al periodo pionieristico di internet, su cui si è innescata la prima bolla finanziaria hi-tech. Ma se molte della società hi-tech degli anni ’90 sono ormai sparite, quelle che avevano un business solido hanno resistito mettendo a segno profitti e monopolizzando il settore di riferimento. Ne è una conferma il fatto che proprio mercoledì le cinque grandi dell’hi-tech abbiano superato i 3mila miliardi di capitalizzazione cumulativa di Borsa.

    Alla stessa stregua, sottolinea il report, «mentre la gran parte della criptovalute non ha avuto successo, bitcoin ed ether hanno conseguito notevoli capital gain e una adozione crescente, segnalando un cambiamento strutturale sottostante che gli incumbent dovrebbero adottare».

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