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Pace fatta nella «guerra del bitcoin»: evitata la divisione in…

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Pace fatta nella «guerra del bitcoin»: evitata la divisione in due della criptovaluta

(Reuters)
(Reuters)

Alla fine il bitcoin ha evitato il peggio e la guerra tra “minatori” e “puristi” si è ricomposta grazie a un compromesso che permetterà di evitare una crisi che avrebbe portato alla scissione della criptovaluta più famosa del mondo. Venerdì è stato rilasciato il nuovo software che permette da una parte di raddoppiare l'entità dei singoli blocchi della blockchain e dall'altra di “esternalizzare” parte del lavoro di certificazione delle transazioni.

A oggi i minatori hanno segnalato in maniera inequivoca – sembrerebbe per il oltre il 95% - il loro appoggio alla soluzione e l'intenzione di adottare il nuovo software. La risposta definitiva si avrà solo nei primi giorni di agosto quando si avranno i dati reali sull'aggiornamento effettivo dei sistemi. Le indicazioni di pacificazione sono alla base della ripresa del bitcoin che una settimana fa era scivolato fin sotto quota 2mila dollari proprio sull'onda dei timori di una spaccatura in due della criptovaluta e che negli ultimi tre giorni ha invece recuperato una quota attorno a 2.800 dollari.

Le ragioni della “guerra”
Alla base del conflitto che ha dilaniato la community mondiale del bitcoin è stata la lentezza della blockchain, che non riusciva a tenere il passo con il successo di utilizzo della valuta. La complessità del lavoro di certificazione distribuita e decentrata rende infatti molto lento la finalizzazione delle transazioni, anche perché i “blocchi” digitali che portano le informazioni nella blockchain hanno una capacità limitata a 1 megabyte.

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Queste caratteristiche tecniche, adottate per garantire la sicurezza della rete dalle minacce di cybersicurezza, hanno portato a un aumento dei costi delle transazioni (fino a 83 cent a operazione) che ne ha frenato l'adozione da parte dei merchant. Per fare un confronto sulla velocità, la rete di bitcoin riesce a elaborare sette transazioni al secondo laddove Visa ne gestisce più di 2mila al secondo.

La community si è così spaccata tra i “minatori”, quelli incaricati di scovare i bitcoin nella rete e di certificare le transazioni, favorevoli a un aumento dell'entità dei blocchi in modo da rendere più redditizio il loro lavoro, e i “core developers”, i puristi che volevano mantenere lo status quo per garantire la sicurezza e la stabilità della rete.

Il compromesso del bitcoin
Il compromesso per arrivare a una soluzione era reso difficile dalla stessa natura del bitcoin, che non ha nessuna autorità di emissioni e di controllo. I puristi hanno proposto di spostare parte dell'attività della blockchain su una rete esterna, il che però avrebbe vanificato parte degli enormi investimenti in capacità computazionale e in server dei minatori, in buona parte cinesi.

La proposta iniziale, denominata SegWit, è stata superata poi da un nuovo compromesso – SegWit2x - che obbliga a mantenere l'80% delle transazioni in bitcoin sulla blockchain tradizionale accordando allo stesso tempo un raddoppio della capacità dei blocchi a 2 Mb.

A partire dai primi di agosto le transazioni dovranno essere uniformate e se i software aggiornati alla SegWit2x non arriveranno all'80%, partirà una seconda piattaforma con solo SegWit. Per il momento però le indicazioni sembrano segnalare l'intenzione di una tregua che eviti una destabilizzazione di un mercato da 45 miliardi di dollari.

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