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Mario + Rabbids: Kingdom Battle Il coniglio e l'idraulico. Storia di un incontro

Mettere insieme in uno stesso videogioco i Rabbids di Ubisoft con Super Mario è un po' come lanciare un fumetto con Batman e l'Uomo Ragno o far giocare nella stessa squadra Messi e Totti. Eccitante, doveroso ma non certo facile. Anche per questo i manager di Ubisoft erano anni che ci stavano pensando senza mai quagliare. Motivo? Ambizioni e rischi troppo alti. Tecnicamente una mission impossibile. A meno di non trovare una idea davvero coraggiosa e a prova di bomba. A esserci riusciti non è stato lo studio di sviluppo più potente della potente Ubisoft ma quello più “periferico” di Milano. E la loro storia è una impresa. Anzi, un videogioco nel videogioco.

Il trailer

La storia. Tutto inizia nel novembre del 2014 quando ancora non si sapeva nulla della Nintendo Switch, la console su cui sarebbe poi atterrato “Mario + Rabbids: Kingdom Battle”. Per uno sviluppatore questo significa lavorare completamente al buio. Per il team creativo guidato dal game designer Davide Soliani ha voluto dire chiudersi dentro a una stanza per tre giorni, senza condizionamenti da parte del marketing o guideline calate dall'alto. Una condizione, mi raccontano i manager di Ubisoft, più unica che rara. Anzi, irripetibile. Fu così che partorirono una idea storta, come quella di applicare a questi mondi fumettosi molto arcade a un genere specifico ed esigente come quello dello strategico a turni. E' stato come guardare fuori dal foglio, un po' come ripensare il cartone animato giapponese Heidi in chiave fantascientifica. Il progetto convince i vertici dello studio milanese. Ora c'è da convincere Parigi.

Al posto di produrre documenti chilometrici e presentazioni in power point per raccontare il videogioco l'intuizione di Soliani è quella di presentarsi con un manifesto, con titolo del gioco, immagini e didascalie per descrivere sinteticamente il gameplay. Una locandina di lancio del gioco pronta per essere appesa nei negozi di videogame. Di fatto di pronto non c'era nulla. All'incontro c'erano i boss di Ubisoft e quelli della Nintendo.

La presentazione fuori dagli schemi funziona, sopratutto ha presa sui manager giapponesi che tempestano di domande i creativi italiani. Il prossimo “livello” però è quello di incontrare all'E3 di Los Angeles, solo tre settimane dopo, il super boss, il papà di Super Mario, Shigeru Miyamoto, lui. Alla fiera internazionale del videogioco Ubisoft italia ha in serbo una nuova sorptresa. Si presenta con un prototipo giocabile, prendendo ancora una volta in contropiede i giapponesi. Quello che accade in quella stanza resta avvolto nel mistero. Le leggende narrano di una voce tremante di Soliani, di una estenuante traduzione inglese-giapponese e di una lunghissima pausa pensosa di Miyamoto con gli occhi chiusi e la mano sulla fronte. Al termine della riunione è chiara solo una cosa: i due si piacciono, piace la passione di Soliani e del suo team.

Le lacrime di Soliani

Le lacrime di Soliani alla presentazione del titolo dopo essere stato citato direttamente da Myamoto sono diventati un meme per gli addetti ai lavoro. Ma anche il segnale che qualcosa tra i due ha funzionato davvero (sul palco i milanesi avrebbero voluto esserci ma si sono accontentati della citazione a quanto pare inattesa).

Come è quindi Mario + Rabbids: Kingdom Battle? Sicuramente il dialogo i due game designer ha trasformato il gioco in una Terra di Mezzo. La logica congruente dei giapponesi dove tutto nel gameplay deve avere un senso e le intuizioni di level design degli italiani. Viene descritto come uno strategico a turni molto accessibile ma al tempo stesso profondo. È uscito da pochi giorni e già le critiche lo hanno accolto in modo entusiasta. Per ora non sanno, o non dicono, se ci sarà un seguito. Ma dal prossimo mese lo studios italiano diventerà un po' più internazionale. E pronto, forse, per salire di livello.

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