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In orbita Optsat 3000, gioiello italiano per la difesa dallo spazio

il satellite lanciato in guyana

In orbita Optsat 3000, gioiello italiano per la difesa dallo spazio

Dalle 3,58 di stanotte, 2 agosto 2017, il nostro Paese ha un nuovo attento e acuto custode dei suoi confini e un fondamentale aiuto per i militari italiani distribuiti nelle tante missioni di pace nel mondo, dall'Afghanistan al Libano, dalla Bosnia al Mali. È il satellite Optsat 3000, lanciato da un vettore europeo Vega dalla base della Guyana Francese di Kouru, utilizzabile in modo anche duale, per scopi civili in emergenza, ma prevalentemente adatto alle esigenze della Difesa, con la sua particolare orbita, eliocentrica, che gli permette di scrutare ogni angolo del nostro pianeta sempre nelle medesime condizioni, distinguendo particolari ben al di sotto delle dimensioni del metro.

Quattrocento chili, 4,5 metri di lunghezza, con una qualità ottica eccezionale e un costo valutabile in 250 milioni è stato costruito su incarico del Ministero della Difesa da Israel Aerospace Industries, che ha realizzato il satellite nell'ambito di un accordo di cooperazione internazionale tra Italia e Israele e scambio di tecnologie, e OHB Italia. Telespazio, partecipata dall'italiana Leonardo al 67% e dalla francese Thales al 33%, ha gestito come prime contractor la commessa e ora gestirà gran parte del segmento a Terra, ricezione e trattamento delle immagini in special modo.

Al lancio erano presenti, visibilmente soddisfatti, il capo di Stato maggiore dell'Aeronautica Enzo Vecciarelli e il presidente dell'Asi, Agenzia Spaziale italiana, Roberto Battiston, calati nel clima infernale della Guyana per assistere in prima persona a questo lancio, che definire storico non è improprio.

Optsat 3000 infatti mette in gioco un nuovo importante tassello nel nostro sistema di difesa dallo spazio, segmento sempre più importante per una strategia complessiva di sorveglianza e prevenzione del Paese. Abbiamo già infatti 3 satelliti Sicral, in parte in collaborazione con la Francia, per le telecomunicazioni riservate e la costellazione CosmoSkyMed, 4 satelliti, nelle frequenze radar, altrettanto utili perché perforano le nubi e “vedono” anche di notte. Questi ultimi 4 satelliti, di cui è prevista una seconda generazione, funzionano in modo duale, civile e militare, una modalità sempre più frequentemente utilizzata per ottimizzare costi, ma soprattutto l'uso, in caso di emergenze anche civili, come terremoti o incendi.

Ora il satellite Optsat 3000, la cui permanenza nell'orbita che ha perfettamente raggiunto poche ore dopo il lancio, dovrà attraversare vari mesi di test e messa a punto, commissioning, anche del sistema complessivo di guida da terra,acquisizione e gestione dati. A dicembre la sua vita operativa inizierà al 100% e si presume durerà almeno 7 anni.

Cruciale, come ricordato alla conferenza stampa tenutasi a Roma, dal capo di Stato Maggiore della Difesa Claudio Graziano, il ruolo di collaborazione fra agenzie e non solo fra differenti forze armate del Paese. Per molti versi ci si può rifare a una antica, per questo campo, tradizione, dato che la storia spaziale dell'Italia inizia nel 1964 con il lancio del primo satellite artificiale tricolore, il San Marco, voluto dal Luigi Broglio, professore di Ingegneria a Roma, ma anche Generale dell'Aviazione.

Questo lancio quindi si pone in un sentiero tracciato da tempo e l'orgoglio oggi dimostrato dal presidente Asi Battiston è giustificato dal poter vedere questo satellite lanciato da un vettore Vega, al suo decimo lancio. Vega, che questa volta ha portato nello spazio, assieme al nostro, anche il satellite franco israeliano Venus per la sorveglianza della parte verde del pianeta, è un lanciatore europeo, dell'Agenzia Spaziale Esa, ma fortemente voluto e sviluppato in Italia, soprattutto dalla Avio industria, da poco quotata brillantemente in Borsa.

Il successo di questo vettore è tale che probabilmente nel prossimo programma europeo, successore di Horizon 2020, ne sarà previsto l'utilizzo per almeno altre 10-12 missioni. D'altronde è un vettore che, come nei piani, si è dimostrato perfetto per satelliti di piccole e medie dimensioni e peso lanciati in orbita bassa.
«Le infrastrutture satellitari sono in crescita e saranno sempre più pervasive, è quindi stata fondamentale la decisione di costruire una famiglia di lanciatori europei che garantisca l'accesso allo spazio e la competitività dell'intera filiera spaziale. In questo quadro le capacità e il ruolo di Avio sono una certezza», ha concluso Battiston.

Il secondo punto importante di questo lancio è quindi proprio questo, fortunatamente, grazie all'idea e al lavoro italiano, l'Europa è riuscita a coprire questa fascia di mercato e stare al passo nel crescente campo della Space Economy, dove ogni euro investito ne ritorna 3.

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