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Il tech non è un settore per donne: guadagnano 24mila dollari in…

RETRIBUZIONI E GENDER GAP

Il tech non è un settore per donne: guadagnano 24mila dollari in meno. E 8 dipendenti su 10 sono uomini

Secondo uno studio del portale Paysa, le professioniste guadagnano 24mila dollari in meno dei colleghi
Secondo uno studio del portale Paysa, le professioniste guadagnano 24mila dollari in meno dei colleghi

Nest Labs, una startup californiana che produce termostati connessi alla Rete, è risalita agli onori della cronaca quando è stata acquisita da Google per 3,2 miliardi di dollari nel 2014. Oggi vanta un altro record, ma un po' meno positivo: i suoi dipendenti sono al 100% uomini. Il dato è emerso da un'analisi del portale statunitense Paysa sul tema del gender gap, la discriminazione di genere che penalizza le carriere femminili nell'industria del tech e nel suo cuore produttivo: la Silicon Valley.

L'ultimo episodio ad aver fatto scalpore è il memo di un ingegnere Google che ha giustificato lo scarto parlando di «differenze biologiche» tra uomini e donne. Ma la questione è nell'aria da anni e trova conferme in uno degli indicatori più sensibili: lo stipendio. Sempre secondo Paysa, le donne in carica nei grandi gruppi americani delle tecnologie guadagnano in media circa 24mila dollari in meno dei colleghi a parità di mansioni svolte. E se si guarda alla distribuzione uomini-donne negli organici dei principali gruppi statunitensi, lo scarto diventa anche più brusco.

Nelle aziende dove si guadagna di più 8 dipendenti su 10 sono uomini
È la stessa Paysa a far notare che la sua top 10 delle società con le retribuzioni più laute finisce per ribaltarsi quando si parla di equità nella proporzione tra uomini e donne. In altre parole: nelle aziende tech con gli stipendi più corposi, la maggioranza di dipendenti di sesso maschile è più schiacciante della media. Da un'indagine su 10 aziende ad alto tasso di retribuzione nel settore tecnologico, come la piattaforma di affitti Airbnb e il sistema di messaggistica Snapchat, emerge che gli uomini rappresentano il 79,5% dell'organico.

Poche prospettive di carriera
A spiccare è soprattutto il servizio di trasporti Uber con un tasso dell'84%, eguagliato solo dal social network Twitter. Seguono a breve distanza il colosso e-commerce Amazon e la piattaforma di streaming Netflix (82%), il grande rivale di Uber Lyft (81%), il gigante social Facebook (80%) e la già citata Google, dove il rapporto è di 79 dipendenti maschi su 100. Uno scenario così sbilanciato da favorire, secondo Paysa, una maggiore propensione all'abbandono. Secondo uno studio condotto su un campione di 4mila professioniste del settore, la principale ragione della rottura è stata «il timore per l'assenza di opportunità di carriera», accompagnata dalla frustrazione per stipendi minori a quelli della controparte. In una multinazionale come Salesforce.com, il colosso dei software aziendali, si registra una discrepanza di 23.689 dollari: dai picchi di 239.840 dollari degli uomini ai 211.151 delle donne, sempre a fronte di responsabilità e funzioni simili.

Il circolo vizioso tra poche donne nella Silicon Valley e poche laureate Stem
Uno dei principali imputati per la situazione è la cosiddetta “bro culture”, lo spirito cameratesco che si respirerebbe in aziende rette e popolate solo da uomini. Ma alla base, anche a quanto rileva Paysa, ci sono dei problemi strutturali fin dalla fase di formazione. Secondo dati rilanciati da Microsoft, solo il 6,7% delle donne Usa laureate ha optato per una disciplina tra le cosiddette Stem (science, technology, engineering, maths) contro il 17% degli uomini. Si innesca così un circolo vizioso tra il timore di scarse prospettive di carriera e il calo di iscrizioni a corsi di laurea indirizzati al settore, nonostante la prospettiva di stipendi (molto) elevati rispetto ai valori in senso assoluto. E non si parla solo di immatricolazioni, ma dell'interesse mostrato nei vari step che precedono la domanda di ammissione. Secondo i dati di College Board, un'associazione americana che si occupa di test di ingresso accademici, la quota di ragazze iscritte ai programmi di area informatica in Advanced placement (esami che consentono di acquisire crediti per le iscrizioni universitarie) viaggia poco sopra un caso su quattro: nel 2013, ultimo anno di rilevazione, il rapporto era di 5.807 ragazze contro 25.310 ragazzi.

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