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Verso round da 200 milioni per la startup della genetica 23andMe

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Verso round da 200 milioni per la startup della genetica 23andMe

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Numeri da record, ancora non ufficiali ma molto prossimi (secondo le indiscrezioni raccolte dal sito tecnologico TechCrunch) a diventarlo. 23andMe, startup specializzata nel campo delle analisi e dei test genetici con sede a Mountain View, non lontano dal quartier generale di Google, sta infatti finalizzando un round di finanziamento da circa 200 milioni di dollari guidato da Sequoia Capital. Una cifra importante, anche per l'ecosistema delle nuove imprese innovative della Silicon Valley, ma non certo la più grande investita da queste parti. Il vero botto, casomai, 23andMe lo sta facendo sul proprio valore pre-investimento, salito a 1,5 miliardi di dollari rispetto al miliardo di valutazione dell'ultimo round, concluso nell'estate di due anni fa.
Per la società, nata nel 2006 e capace di raccogliere finanziamenti in serie (oltre 230 milioni di dollari con Google, Genentech e Johnson & Johnson fra i suoi investitori) nel corso di questo decennio, ha in serbo un'ulteriore espansione dell'attività di sviluppo di nuovi prodotti e la nuova iniezione di liquidità va proprio in questa direzione, oltre che “scongiurare” la possibilità del collocamento sui listini, ipotesi per cui la co-fondatrice e Ceo, Anne Wojcicki, si è sempre dimostrata riluttante, perseguendo l'idea di continuare a guidare una compagnia totalmente privata.
Nella storia dell'azienda un passaggio chiave è stato il 2013, quando la Food and Drug Administration americana le impose la cessazione delle vendite al dettaglio del suo test genomico personale, perché non coerente con gli standard fissati dall'ente governativo. A sorpresa, poi, lo scorso aprile, 23eMe ha ricevuto il via libera dalle autorità di regolamentazione per portare sul mercato un servizio di analisi dei rischi per 10 malattie geneticamente collegate, tra cui Alzheimer e Parkinson. Da qui il là per la corsa al nuovo round. Alle porte, una volta conclusa l'operazione, potrebbe anche esserci un'acquisizione (in blocco o parziale) della società. Sebbene non ci siano concrete ragioni per pensare che la Ceo stia pensando di vendere, l'idea di un merge è tutt'altro che remota, trattandosi della soluzione più gettonata da parte dei colossi dell'industria farmaceutica e sanitaria per continuare a fare ricerca e sviluppo.

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