Tecnologia

La solidità per interpretare l’innovazione «imposta»

L'Analisi|APPLE

La solidità per interpretare l’innovazione «imposta»

Nessuna azienda leader in una fase della storia dell’informatica lo resta nella fase successiva. Parola di Bill Gates. Il co-fondatore di Microsoft lo disse preparando la sua azienda ad affrontare i rischi dell’epoca di internet, quando era leader del mondo dei personal computer e aveva da tempo superato Ibm, che a sua volta aveva guidato il mercato nella fase dei grandi mainframe. Ma la Apple che posto ha avuto in questa successione di leadership? Steve Jobs avrebbe risposto che la sua azienda era sempre stata leader: fin dall’epoca dell’Apple II che aveva aperto la strada ai pc; fin dai tempi del Macintosh che aveva dato al computer l’intefaccia grafica e il mouse; fin da quando aveva ridefinito la musica digitale con iPod-iTunes; fin da quando aveva reinventato l’internet mobile con l’iPhone. In realtà, si confrontavano due idee diverse di leadership.

Il leader è la guida o il profeta? Si riconosce perché è il più grosso o perché è il più veloce? Forse si riconosce dal fatto che tutti lo seguono. Ma i follower lo sono per motivi diversi. L’idea di Gates era riferita alla leadership che batte il ritmo di un’industria che cresce innovando all’interno di un paradigma. L’idea di Steve Jobs era invece concentrata sulla leadership culturale, quella di chi inventa un nuovo mercato e costringe tutti gli altri, in qualche modo, a copiare. Gates era coerente con il gigantismo dell’azienda che esercita un potere sul mercato. L’idea di Jobs funzionava mantenendo l’azienda in una condizione simile a quella di una perenne startup. A Gates serviva il marketing strategico. A Jobs serviva un design strategico. Microsoft rischiava di essere superata per l’avvento di un nuovo paradigma. Apple rischiava di essere risucchiata nel buco nero generato dal paradigma che lei stessa aveva inventato.

Di certo, possiamo dire che nessuna azienda che guida una dimensione della tecnologia digitale mantiene intatto il suo ruolo quando cambia il suo leader. Senza nulla togliere alla qualità dei successori, il cuore di Steve Ballmer batteva per l’attività di vendita, il cuore di Satya Nadella per i servizi in cloud e quello di Tim Cook per la logistica. La visione dei fondatori è restata come un’ispirazione in ciascuna di quelle aziende. Ma l’ispirazione non è la leadership. Del resto, sarebbe stato irragionevole pensare che sostituendo i fondatori quelle aziende non sarebbero cambiate.

I creatori di nuovi mercati sono leader culturali. Gli organizzatori del caos innovativo sono i leader economici. La questione non è tanto quella di capire se la leadership di Apple si è mutata dal primo tipo al secondo. Perché ormai è chiaro che Apple si trova di fronte a una sfida per lei nuova. Deve affrontare una trasformazione che non è stata avviata dalle sue idee: l’intelligenza artificiale, la robotica, l’internet delle cose. Che cosa sta facendo di fronte a queste nuove frontiere? Per adesso sembra concentrata a fare da custode della sua visione del digitale anche nella nuova fase. Reinterpretando le innovazioni attuali in modo che siano coerenti con il mondo di significati che ha creato per i suoi clienti fedeli. Sicché sta svelando una sua nuova caratteristica: la solidità.

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