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Addio a Cassini: il contributo italiano a una missione unica

il tuffo finale della sonda su saturno

Addio a Cassini: il contributo italiano a una missione unica

(Epa)
(Epa)

La missione Cassini è finita: oggi, alle 14 ora italiana, la gigantesca sonda si è immersa definitivamente nel pianeta che ha studiato, e potremmo quasi dire corteggiato, per 13 anni.

Era partita nel 1997, per volontà dell’Italia, con la sua Asi, Agenzia Spaziale Italiana, di Nasa ed Esa, l'Agenzia Spaziale Europea. Una sonda dei record: 5600 chilogrammi al decollo, più di 3 miliardi di dollari il costo, ma probabilmente facendo bene i conti sono 4 miliardi almeno, e poi tanti numeri importanti: 27 nazioni coinvolte nella missione, 9 miliardi di chilometri percorsi, quasi 4.000 articoli scientifici pubblicati a partire dai dati raccolti, 6 lune di Saturno “nuove” scoperte, oltre 453.000 fotografie scattate, 22 “tuffi” tra gli anelli di Saturno.

Spazio, il "suicidio" della sonda Cassini raccontato dalla Nasa

Avrebbe potuto continuare ancora, di energia le pile a radioisotopi ne fornivano in abbondanza, ma il gas per le correzioni di rotta era finito. Meglio farle abbracciare alla fine il pianeta di cui ci ha rivelato tanti segreti, dalla composizione degli anelli, mai visti e studiati così da vicino, alle lune che modulano, come cani pastori con le pecore, la traiettoria dei milioni di pezzi di ghiaccio e roccia che formano gli anelli, la collana di quello che è sicuramente il pianeta più elegante del nostro sistema solare, un sistema complesso entro il nostro sistema solare. Tante informazioni nuove e importanti su come è fatto Saturno, ma anche come si è formato e come evolverà il sistema di pianeti in cui abitiamo.

In queste ore quello che possiamo vedere anche come una specie di museo delle tecnologie degli anni '80 e primi '90 sta per immergersi nei gas di Saturno, perché per sviluppare un sistema del genere, il più grande satellite mai costruito da Nasa e soci, occorre a un certo punto congelare disegno e tecnologia. Oggi non avrebbe senso, dato che la miniaturizzazione dell'elettronica ha portato a un contenimento incredibile del peso e dell'energia necessaria. Oggi non mancano solo i soldi per costruire qualcosa del genere, ma per fare un satellite come Cassini basterebbero, diamo un numero a caso ma realistico, 300 chili di elettronica. Già in quegli anni piuttosto lontani oramai, gli '80 in cui si decise di costruire e lanciare Cassini, l'industria italiana era in primo piano, come lo è oggi, e realizzò alcuni dei sistemi più importanti della sonda.

Saturno, un mosaico di migliaia di immagini prese da Cassini

Leonardo, allora Finmeccanica, ha avuto un ruolo fondamentale nella missione. Intanto se Cassini è arrivata fino a Saturno lo deve al navigatore stellare SRU (Stellar Reference Unit), usato per mantenere la rotta durante la sua traiettoria interplanetaria e poi mentre orbitava per 13 anni attorno a Saturno. Un microsistema che osserva le stelle e da quel che vede capisce dove è nello spazio, come una nave che fa il punto in mezzo all'oceano. Una tecnologia di cui l'Italia è leader incontrastato anche ora.

Sonda Cassini, il gran finale

Leonardo ha anche sviluppato la telecamera nel visibile che ci ha regalato incredibili immagini, a migliaia, del più bello dei pianeti. Tutte, sia chiaro, oltre che bellissime, di alto valore scientifico. A bordo c'è anche Vims, uno strumento fondamentale, sempre italiano, per capire di cosa sia fatta l'atmosfera di Saturno e dei suoi satelliti maggiori. Importante il nostro contributo anche nelle tecnologie radar montate a bordo. E da Vims derivarono altri strumenti per altre missioni europee, su Marte e Venere.

Uno scorcio su Saturno. Il piccolo punto è la nostra Terra vista da 1.5 miliardi di chilometri

Dove il contributo italiano è stato determinante, se mai è possibile fare una scaletta di priorità, è nelle trasmissioni. Il primo, indimenticabile e incredibile successo della missione, fu la discesa sul satellite di Saturno, Titano, della piccola sonda Huygens, portata fino a lì proprio sulle spalle di Cassini, che ci mostrò per la prima volta un mondo così lontano, dotato di terreno solido, enormi laghi stupefacenti di metano e altri carboidrati e un'atmosfera satura di questi composti.

Pietre e nafta, potremmo dire volgarmente, distanti 1.5 miliardi di chilometri e che potemmo vedere per ore grazie allo strumento montato a bordo della piccola sonda e di costruzione in parte italiana, ma soprattutto per le eccezionali capacità dell'antenna a bordo di Cassini, 4 metri di apertura, anch'ess costruita da quel che oggi è Leonardo. Trasmissione e radar a bordo, tecnologie in cui anche oggi, 20 anni dopo il decollo della sonda, l'Italia eccelle.

Ovvio che questo successo tecnologico viene a valle di un impegno scientifico di primo piano, che ha visto l'impegno degli Istituti di ricerca del CNR e dell'Inaf che si occupano di Planetologia soprattutto dell'area romana. Dove c'è buona scienza vengono di conserva sempre poi buoni affari per il Paese. Arrivederci Saturno.

Il Polo Nord di Saturno

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