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Richard Yu, Ceo Huawei Cbg: «Così l’intelligenza…

Richard Yu, Ceo Huawei Cbg

Richard Yu, Ceo Huawei Cbg: «Così l’intelligenza artificiale rivoluzionerà gli smartphone»

Richard Chengdong Yu, Ceo di Huawei Consumer Business Group
Richard Chengdong Yu, Ceo di Huawei Consumer Business Group

DAL NOSTRO INVIATO
SHENZHEN - È una vera e propria cittadella all'interno di una metropoli sorprendente: il quartier generale di Huawei a Shenzhen, nel sud della Repubblica Popolare Cinese, a pochi chilometri da Hong Kong, sembra più un campus universitario americano che la sede di un'azienda. E stiamo parlando di un vero e proprio gigante: solo la Consumer Business Group (Cbg) di Huawei, che si occupa della realizzazione di smartphone e altri prodotti per utilizzo consumer, nei primi sei mesi del 2017 ha incrementato i ricavi del 36,2% anno su anno, raggiungendo una quota di 105,4 miliardi di renmimbi cinesi (circa 15,6 miliardi di dollari), con 73 milioni di smartphone prodotti e una crescita in unità anno su anno del 20,6% e una quota di mercato che, sempre nel primo trimestre del 2017 ha raggiunto secondo Idc il 9,8% del mercato globale degli smartphone.

Uno dei palazzi all’interno del campus Huawei a Shenzhen. In questa sede vengono accolti gli ospiti in salette riservate e auditorium per conferenze

A ora di pranzo frotte di tecnici della società cinese, molti dei quali altamente qualificati, si dirigono verso i vari posti all'interno della struttura per mangiare. Quando incontriamo Richard Chengdong Yu, Ceo di Huawei Consumer Business Group è mattina presto, e il campus è ancora abbastanza silenzioso.

Un altro palazzo all'interno del campus Huawei con ristoranti, bar e sale ricreative

Con Yu parliamo dei futuri sviluppi di un campo dove Huawei è all'avanguardia: l'intelligenza artificiale, settore dove la società cinese ha investito in prima persona sviluppando il processore Kirin 970, nuovo “cuore” di quelli che saranno i suoi smartphone di fascia alta, a cominciare dall'atteso Mate10, che verrà presentato ufficialmente in Germania il prossimo 16 di ottobre. Kirin 970 contiene al suo interno, oltre alle consuete Cpu (per i calcoli numerici) e Gpu (per la gestione della grafica) anche una Neural Processing Unit, unità di calcolo neurale.

In particolare, già dal primo modello presentato ad ottobre, la Npu si occuperà, tra le altre cose, di incrementare e ottimizzare le prestazioni della fotocamera e di gestire al meglio la durata della batteria. Una delle capacità di una Npu (Neural Processing Unit) rispetto ai processori standard è infatti quella di riuscire a “separare le differenze”. E qui Richard Yu mostra un esempio, facendo vedere due oggetti posti tanto vicini da toccarsi. Questi vengono visti da un normale processore numerico come un oggetto unico, mentre una Npu è in grado di separarli, considerandoli come due oggetti distinti, e di “pilotare” di conseguenza, in questo caso, i vari parametri fotografici per ottenere uno scatto di alta qualità.

Ma tutto ciò, ormai, è il presente. Richard Yu ci spiega invece la sua visione del futuro. Cosa significa l'intelligenza artificiale applicata a un device “universale” come uno smartphone? «Lo stato attuale di sviluppo dell'intelligenza artificiale -rivela Yu- è solo l'inizio. In futuro sarà possibile, grazie all'AI, interagire con gli smartphone molto di più e molto meglio rispetto a quanto non si faccia ora». Richard Yu ha infatti ben presente uno dei problemi che sono ancora irrisolti quando si utilizza uno smartphone: l'interazione uomo-macchina, la capacità di “chiedere” al telefono di fare esattamente ciò che vogliamo, senza i limiti che hanno attualmente: «Intelligenza artificiale, realtà virtuale e realtà aumentata saranno sempre più integrati in un unico device».

Secondo Yu gli smartphone sono destinati, in un futuro non troppo distante, a cambiare profondamente aspetto. «Vedremo smartphone con schermi molto più grandi, apribili a portafoglio, in grado di essere comandati direttamente per mezzo degli occhi dell'utilizzatore. Nei nostri laboratori di ricerca stiamo lavorando proprio su queste cose, ed è molto emozionante».

Oltre alle differenze “fisiche”, Richard Yu vuole anche sottolineare quali saranno i nuovo utilizzi degli smartphone del futuro: «Immaginiamo un device che sia in grado di fornirci tutte le informazioni che ci servono su una persona, semplicemente inquadrandola durante un meeting di lavoro. Uno “human being assistant” che renda più naturale e facile la comunicazione tra le persone, rompendo le barriere che attualmente esistono, come per esempio quelle linguistiche».

Futuro remoto? Sogni di un visionario? Qui Richard Yu, da Ceo di una società che negli ultimi anni ha avuto un vero e proprio boom nel campo della telefonia cellulare, ci tiene a sottolineare di avere in realtà i piedi ben piantati per terra: «Non sto affatto parlando di cose impossibili. Si pensi solo all'evoluzione dei personal computer negli ultimi 30-40 anni. La tecnologia può fare molto per gli esseri umani».

Per rendere realtà questi propositi, Huawei si affida ai suoi 16 centri di ricerca sparsi un po' in tutto il mondo: dalla Cina agli Stati Uniti, passando per Germania, Svezia, Russia e India. «Inoltre -sottolinea ancora Richard Yu- abbiamo diversi rapporti con molte delle università migliori al mondo. E cerchiamo le persone migliori non solo in Cina, ma in tutto il mondo. Anche in Italia».

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