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Ecco il primo smartphone al mondo per le criptovalute. E costa pure mille…

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Ecco il primo smartphone al mondo per le criptovalute. E costa pure mille euro

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Costerà un migliaio di dollari (999 per la precisione), lo sta sviluppando Sirin Labs, startup (con sede legale in Svizzera e sede operativa a Londra) già salita agli onori della cronaca per lo smartphone di lusso super sicuro Solarin, ed è rivolto agli adepti delle monete virtuali.
Finney, così chiamato in onore del pioniere dei bitcoin, Hal Finney, è un telefonino open source pensato in modo specifico per funzionare con la tecnologia blockchain, e quindi sicuro e protetto a sufficienza per gestire le transazioni effettuate con le cripto valute. La filosofia alla base del progetto è quella di dare vita a una rete che sfrutta un registro dati distribuito indipendente ed alimentato dal token crittografico di nuova generazione Iota e dal relativo protocollo software Tangle.
Per questo, al fianco dello smartphone, ha già preso forma un pc all-in-one anch'esso basato su sistema operativo aperto e dotato di diversi strumenti di sicurezza. Il network in questione utilizzerà i token proprietari Srn (Sirin Labs Token) come valuta predefinita, riservando ai soli possessori di questi “gettoni digitali” la facoltà di acquistare il dispositivo. Il tutto, ovviamente, con la garanzia della massima affidabilità per operare su wallet virtuali e processare scambi in moneta crittografata.
Per sostenere lo sviluppo del prodotto, l'azienda ha in rampa di lancio una campagna di crowdsale (le offerte di vendita al pubblico di criptovalute altrimenti chiamate Ico, Initial coin offerings) che dovrebbe partire il mese prossimo.
Dal punto di vista strettamente tecnico, invece, lo smartphone si presenta con una carta di identità in linea con i terminali di fascia alta (la memoria da 256 GByte e la fotocamera da 16 megapixel, per esempio) e si distingue per una serie di opzioni di sicurezza molto avanzate, fra cui un sistema di prevenzione delle intrusioni basato sul comportamento, un interruttore di sicurezza fisica e una funzione anti-manomissione basata su tecnologia blockchain. Sulla carta è quindi un apparecchio impossibile da “bucare” anche per gli hacker più preparati.
Il punto, però, sembra un altro. Chi spenderà mille dollari per acquistare un prodotto del genere? E quanti fra gli utenti che sono già avvezzi ad operare in cripto valute spenderanno una cifra importante per avere un servizio già garantito da chi fornisce le piattaforme per operare in bitcoin?
Il dubbio che Finney possa fare la fine di Solarin, smartphone che anche a causa dei costi elevatissimi (circa 14mila dollari) non ha avuto successo sul mercato (solo 10 mesi dopo il suo lancio Sirin ha licenziato un terzo del personale dedicato al progetto) è reale. Certo è che, come osserva qualcuno, si tratta di un dispositivo che precorre i tempi.

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