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Gli interessi del copyright entrano all'interno del cuore tecnico del web

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Gli interessi del copyright entrano all'interno del cuore tecnico del web


È una delle possibili conseguenze, la più controversa, della decisione del W3C (Www consortium) di approvare lo standard Eme (encrypted media extensions) nelle specifiche dell'html 4.0. L'Eme integra la gestione dei diritti d'autore tramite le tecniche di protezione Drm (Digital rights management). Per gli attivisti della libertà di internet e dei diritti degli utenti è una sconfitta. Così l'ha presa la storica associazione Electronic frontier foundation, che per protesta ha lasciato il W3C; mentre il padre del web, Tim Berners Lee, direttore dello stesso consorzio, rassicura: nessun rischio di “ingabbiare il web”. Tuttavia tra le proteste ci sono anche quelle di Tim Wu, professore di legge presso la Columbia University, colui che ha coniato il termine “neutralità della rete”. Ebbene, secondo Wu portare il Drm nel cuore dell'Html è una forte minaccia a questo principio, perché potrebbe favorire pratiche anticoncorrenziali.
Ufficialmente, il nuovo standard serve a gestire in modo più facile e diretto i video crittografati, quindi protetti: film, insomma. Gli utenti potranno vederli direttamente all'interno del browser, senza problemi. Come scrive W3C, spiegandone le motivazioni: “centinaia di milioni di utenti che vogliono guardare i video online, alcuni dei quali hanno requisiti di protezione del copyright previsti dai loro creatori, dovrebbe essere in grado di farlo in modo sicuro e Web-friendly. Rispetto ai metodi precedenti di visualizzazione di video crittografati sul Web, Eme ha il vantaggio che tutte le interazioni avvengono all'interno del browser Web spostando la responsabilità dai plugin al browser”. Il tutto diventerebbe più “user friendly”, più usabile, con una esperienza utente migliorata; e con maggiori garanzie per la sicurezza.
Le aziende che stanno dietro ai principali browser (Chrome, Firefox, Safari, Internet Explorer, Edge), ma anche Netflix, lavorano da anni a questo standard, che quindi va verso un futuro di rapida adozione.
Secondo Tim Wu – in una lettera aperta a Berners Lee (https://boingboing.net/2017/04/28/two-tims.html) – il tutto ricorda il periodo in cui – tra fine anni novanta e inizi 2000 – Microsoft ha tentato di ottenere il monopolio dei browser. Il timore è che Eme diventi un modo per “sopprimere la competizione”. “Facciamo un esempio – si legge. Diciamo che un insegnante o un editore dipendono dall'accesso a materiale di pubblico dominio, largamente disponibile sul web, ma per qualche motivo quel materiale è chiuso di default dall'Eme”. A quel punto le libertà (ossia le eccezioni) concesse dal copyright sarebbero impedite, tra cui l'uso di opere di dominio pubblico; o il fair use, ossia il diritto a citare opere a scopo di ricerca, studio, critica. “Non possiamo permetterci di consentire ai browser o al web di diventare una leva per comportamenti anti competitivi”.
Per Eff, inoltre, il rischio è uccidere il diritto dell'utente a usare liberamente le opere acquistate (per remix, prestito, rivendita…) (https://www.eff.org/deeplinks/2017/07/amid-unprecedented-controversy-w3c-greenlights-drm-web).
Eff aveva proposto di limitare a casi specifici la possibilità di usare l'Eme con il Drm, ma non gli hanno dato ascolto. Cioè aveva chiesto ai membri del W3C (ossia tutta l'industria del web) di impegnarsi ad applicare la legge solo contro quelli che violavano il drm per violare le leggi sul copyright. E non quelli che violavano il drm per fare usi legali.
“Penso che il compromesso proposto da Eff era un buon punto per bilanciare il legittimo diritto a contrastare la pirateria con la possibilità di libere utilizzazioni secondo le eccezioni previste dalla legge. Peccato non sia stato accettato”, dice a Nova24 Stefano Quintarelli, autore di un disegno di legge sulla neutralità della rete ora in discussione in Parlamento. “Adesso quindi anche se violi il drm per usi legali, previsti dal copyright, sei comunque perseguibile - ad esempio per rendere i video accessibili a persone con disabilità, oppure per fini archivistici”, aggiunge.
“Inserire i Drm come standard in Html5 senza preoccuparsi di garantire i diritti degli utenti (o mettendo i titolari dei diritti nelle condizioni di fare ciò che vogliono) è un'applicazione distorta e pericolosa del diritto d'autore”, aggiunge Andrea Monti, avvocato, storico difensore dei diritti degli utenti su internet, con la sua associazione Alcei (dal 1995).

Articolo su Nova.com

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