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Stretta su crittografia e reti. Chi controlla i cittadini? Ecco…

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Stretta su crittografia e reti. Chi controlla i cittadini? Ecco come difendersi

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Per chi viaggia spesso, la privacy è un bene prezioso. Tramite i nostri smartphone siamo collegati in ogni momento e se le nostre credenziali di accesso finissero nelle mani sbagliate, dei perfetti sconosciuti potrebbero prendere possesso dei nostri account mail, social e lavorativi in un attimo.

Per questo è buona norma dotarsi di un programma VPN, un sistema che protegga i nostri dati dalle orecchie indiscrete che possono nascondersi anche in luoghi apparentemente sicuri.

Usando un programma VPN, ce ne sono ormai molti disponibili anche gratuitamente per tutti i sistemi operativi (mobili e non), si impedisce a chi sta in ascolto di carpire le informazioni, perché queste vengono codificate e restano leggibili solo al vero destinatario.

In ambito aziendale si usano già da qualche anno, ma anche i normali cittadini dovrebbero prendere la buona abitudine di farlo, soprattutto se stanno viaggiando in Paesi che hanno la brutta abitudine di spiare le masse a livello governativo.

La Cina è un pessimo esempio da questo punto di vista. Il suo governo ha una robusta storia di censura nei confronti dei contenuti sgraditi al regime e moltissimi siti sono inclusi in una lista nera che li rende irraggiungibili. Tra questi ci sono quelli dei colossi americani Google, Facebook e Youtube, piattaforme che permettono una circolazione di informazioni e pensieri troppo “libera” secondo i governanti del Paese asiatico. I dissidenti e gli attivisti da tempo usano le VPN per sfruttare questi servizi e diffondere informazioni scomode, quindi, con le prossime elezioni popolari alle porte, il governo ha deciso di dare un giro di vite mettendo fuorilegge tutte le VPN a partire dal primo di febbraio 2018.

Questo significa che le VPN che adesso i viaggiatori usano per collegarsi ai sistemi “occidentali” non funzioneranno più e che tutte le operazioni online saranno sotto l'occhio attento delle autorità.

Il grande Paese asiatico, però, non è l'unico che sta approvando misure per limitare la libertà di navigazione Web. A fine luglio di quest'anno, in Russia è stata approvata una legge che va a limitare l'uso delle VPN e dei Proxy Server, anche se in maniera diversa da quanto abbiamo appena visto.

La molla che ha fatto scattare queste misure, anche in questo caso, è quella delle prossime elezioni presidenziali che Mosca non vuole rischiare di vedere influenzate dalla circolazione incontrollata di informazioni. L'approccio, però, è meno drastico. Già da tempo è attivo in Russia un sistema di controllo per la navigazione che blocca l'accesso a una serie di siti reputati “sgraditi” e la nuova normativa, che entrerà in vigora il primo di novembre di quest'anno, prevede che potranno continuare a essere usate solo quelle VPN che accetteranno di limitare la navigazione in accordo con la lista nera nazionale. Quindi non un diniego totale della privacy, ma una limitazione nel numero di siti consultabili.

Negli Usa la situazione è molto diversa. Non ci sono grandi manovre in vista, ma è stata approvata una direttiva che bandisce i prodotti della russa Kaspersky dalle agenzie governative per paura di azioni di spionaggio. «Non c'è alcuna motivazione tecnica dietro a questa azione degli Usa – ci dice Corrado Giustozzi , Head of Cyber Security Team di SELTA – ma solo politiche. Giochi su di un piano diverso rispetto a quello della sicurezza informatica». E in Europa che succede? «L'Europa sta lavorando alacremente sul tema della sicurezza informatica” – conferma Giustozzi – “e sulle direttive da impartire, ma si tiene su posizioni molto aperte e non discriminatorie, sebbene sia arrivata la consapevolezza che quello del Web sia un campo da tenere sotto controllo».

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