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Startup, dopo 5 anni ne sopravvive una su due

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Startup, dopo 5 anni ne sopravvive una su due

Le startup italiane crescono numericamente ma fanno fatica a stabilizzarsi soprattutto per la difficoltà ad accedere al mercato dei capitali. L'analisi emerge dallo studio “Start up in Italia: mercato, valutazioni ed exit” realizzato dall'AIAF, l'Associazione Italiana gli Analisti e Consulenti Finanziari, e presentato al Luiss Enlabs a Roma.
Dai dati contenuti nel 175esimo Quaderno, frutto di uno dei gruppi di lavoro dell'Associazione, emerge che le startup innovative attive presenti oggi in Italia sono oltre 7.000 con un incremento dell'11% rispetto all'anno precedente con oltre 35mila addetti impegnati, per lo più imprenditori con esperienze professionali nel settore ICT. Alla fine dello scorso anno, le imprese registravano ricavi annui medi per 133mila euro, un Ebitda negativo del 25%, una capitalizzazione limitata con investimenti medi per 61mila euro e debiti finanziari per 54mila euro. Il risultato che ne consegue è che allo scadere dei cinque anni, quindi al termine della fase di startup, solo un'impresa su due riesce a sopravvivere, senza comunque raggiungere le dimensioni necessarie per avere un ruolo rilevante nel mercato di riferimento.
Un primo ostacolo è rappresentato dalle fonti di finanziamento. Lo scorso anno le startup italiane hanno ricevuto finanziamenti complessivi per 180 milioni di euro contro, per esempio, l'1,4 miliardi delle concorrenti francesi. Nel triennio 2014-'16 il venture capital ha apportato equity per 330 milioni di euro mentre la componente debito è stata alimentata da finanziamenti richiesti con Fondo di Garanzia PMI per 417 milioni, Invitalia per 118, fondi Sme Instrument dell'Ue per 22.
“Una maggiore conoscenza dell'analisi finanziaria rappresenta una condizione prioritaria per accelerare l'accesso delle nuove imprese al mercato dei capitali. In particolare, è necessario colmare il gap informativo tra domanda e offerta e comprendere cosa vogliono gli investitori. Una corretta valutazione del potenziale dell'azienda richiede l'utilizzo di metodi qualitativi più ancora di quelli quantitativi. I primi, soprattutto nei Seed stage ed Early stage, sono largamente utilizzati da Acceleratori e Business Angel meno quando si viaggia verso le exit”, ha spiegato Paolo Maresca, socio Aiaf responsabile del gruppo di lavoro del Quaderno.
Se in Italia il quadro normativo rimane comunque favorevole grazie a incentivi fiscali, sostegno e deroghe civilistiche, occorre comunque favorire l'ingresso nel capitale anche da parte di operatori non specializzati con l'open innovation e il corporate venture capital, i family office e, in prospettiva, i fondi pensione come avviene già nei principali mercati esteri.
“Negli Stati Uniti, per esempio, i fondi pensione svolgono un ruolo importante già dalla fine degli anni Settanta con i cosiddetti 401K, una sigla di carattere fiscale proprio per i benefici di cui usufruiscono. In Italia con il dm 166/2014 è già possibile investire in strumenti finanziari fuori dai mercati regolamentati al 30%. Quello che si potrebbe disporre è un allargamento di queste facoltà anche alle startup con una percentuale intorno al 2-3% con particolari garanzie per i risparmiatori”, ha dichiarato Giovanni Ciraolo, anche lui socio Aiaf e responsabile del gruppo di lavoro del Quaderno.
“Il quadro attuale delle start up innovative in Italia evidenzia minore velocita di evoluzione e sviluppo rispetto agli altri paesi dovuta ad una difficolta' da parte del mercato, sia degli investitori finanziari sia di quelli industriali, di conoscere e quindi valutare in modo appropriato le start up ed il loro effettivo valore e potenziale”, ha affermato Marco Morchio, Accenture Strategy Lead per Italia, Europa Centrale e Grecia.
L'Aifi, l'Associazione italiana del Private Equity Venture Capital Private Debt, ha fatto un confronto tra l'evoluzione dei venture capital negli Stati Uniti e quello in Italia, negli ultimi dieci anni: negli States 74.445 sono state le startup oggetto di investimento per un totale di 506 miliardi di dollari, nei settori prevalenti dell'ICT con il 42%, del medicale con il 12% e dei sevizi commerciali con il 19%; in Italia le startup scendono a 867 per 800 milioni di euro investiti in seed e startup nei settori prevalenti dell'ICT (18%), del medicale (12%) e delle biotecnologie (11%).
“Il mondo delle startup sta diventando il centro di molte attenzioni da parte di investitori diversi dai venture capitalist, ai corporate, ai family office, ai business angel. La disponibilità dei capitali c'è ma bisogna aumentare il taglio degli investimenti. All'estero gli investitori scommettono cifre molto più elevate che consentono alle startup di accelerare i loro percorsi di crescita e di internazionalizzazione che nel nostro paese fanno fatica a permettersi”, ha detto Anna Gervasoni, Direttore Generale AIFI.
“Il nostro paese ha bisogno di nuovi imprenditori e soprattutto di giovani perché solo così si crea lavoro. È però necessario far comprendere agli investitori dove mettono i loro soldi”, ha concluso Alberto Borgia, presidente di Aiaf. Le prossime tappe di presentazione del Quaderno sono a novembre in collaborazione con H-Farm e il prossimo anno a Torino con la Scuola di Alta Formazione al Management.

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