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Terrorismo, i big hi-tech al G7: così contrasteremo la cyberpropaganda

Reuters
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È stata ribattezzata cyber propaganda, e racchiude l'insieme di pratiche terroristiche che entità come l’esercito islamico diffondono attraverso il web. La Rete che diventa strumento, veicolo. La Rete che annienta le distanze, con Raqqa che diventa Bruxelles, Parigi, Nizza, Barcellona, New York. Le organizzazioni terroristiche fanno un uso distorto di Internet per diffondere l’ideologia, reclutare nuovi combattenti, incitare agli attacchi, fornire guide sui metodi di attacco e raccogliere fondi per finanziare le loro azioni. E allora è urgente un fronte comune: governi, industria tecnologica e società civile. Insieme contro le azioni online delle organizzazioni terroristiche.

Di questo si è discusso a Ischia, durante la riunione G7 dei ministri dell'Interno con la partecipazione del Commissario europeo per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, ed il Commissario europeo per l’Unione della sicurezza, nonché il segretario generale di Interpol. Alla sessione dedicata al contrasto della minaccia terroristica sulla rete, hanno partecipato anche rappresentanti di Google, Microsoft, Facebook e Twitter. Il ruolo di quelli che vengono definiti i padroni della Rete è determinante, nella lotta alla cyberpropaganda. E va detto che ormai da mesi l’impegno per contrastare questo fenomeno è diventato concreto con nuove tecnologie in grado di presidiare con più oculatezza ciò che succede online.

La riunione ministeriale del G7 ha fornito un nuovo impulso per migliorare ulteriormente il partenariato con il mondo dell'industria, sviluppato nel quadro dell'Eu Internet Forum a partire dal 2015 e rafforzato da iniziative autonome intraprese dall’industria di Internet, come il Global Internet Forum to Counter Terrorism. I partecipanti – secondo quanto emerso da una riunione che si è svolta a porte chiuse - hanno convenuto che le società di Internet continueranno ad avere un ruolo proattivo e garantiranno un’azione decisiva finalizzata a rendere le loro piattaforme più ostili al terrorismo. È stato inoltre garantito pieno sostengo ad ogni azione vola a potenziare l’empowerment dei partner della società civile nello sviluppo di narrative alternative online.

In particolare, i partecipanti hanno convenuto che è necessario accrescere gli sforzi congiunti in quattro principali aree operative, segnatamente: il primo è l'utilizzo di tecnologie automatizzate per la rapida rilevazione e la rimozione dei contenuti terroristici, nonché per la prevenzione della loro ulteriore diffusione; il secondo è la condivisione delle migliori prassi e tecnologie per migliorare la resilienza delle società più piccole; il terzo è il miglioramento della base di conoscenza attraverso la ricerca e lo sviluppo; il quarto è il potenziamento dell'empowerment dei partner della società civile per sviluppare narrative alternative. L’obiettivo condiviso è quello di sviluppare forme di cooperazione contro il terrorismo su Internet, sulla base dei principi di reciproca responsabilità e fiducia, difesa dei valori condivisi di libertà, inclusa la libertà di espressione.

I ministri presenti, così come i rappresentanti di Google, Microsoft, Facebook e Twitter, hanno convenuto sulla necessità di proseguire il dialogo e garantire un follow-up anche a livello di esperti. A questo proposito, hanno concordato sulla necessità di assegnare un ruolo significativo al Global Internet Forum to Counter Terrorism e di sostenere le società più piccole affinché sviluppino le capacità per combattere l'uso distorto per fini terroristici delle loro piattaforme.

Infine, la riunione ministeriale del G7 ha accolto con favore la creazione di una Rete di ricerca globale da parte del Global Internet Forum, con i rappresentanti delle istituzioni accademiche ed esperti per sviluppare congiuntamente l'analisi dell'uso di tecnologie da parte dei terroristi. Un fronte comune ben saldo, insomma, grazie al quale si cercherà di spegnere sul nascere la cyberpropaganda. Una partita difficile e tutta da giocare.

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