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Il Nicaragua firma l’accordo di Parigi. Solo Siria e Usa…

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Il Nicaragua firma l’accordo di Parigi. Solo Siria e Usa «fuori»

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(Ansa/Ap)
(Ansa/Ap)

Anche il Nicaragua alla fine ha firmato l'accordo di Parigi sul clima. Lo stato centroamericano, considerato tra quelli che maggiormente pagheranno le conseguenze del climate change, ha accettato di entrare nell'accordo internazionale raggiunto nel dicembre 2015 per contenere le emissioni e l'aumento della temperatura globale. A questo punto solo la Siria e gli Stati Uniti rimangono “fuori” dall’intesa siglata nell'ambito dell’Onu.

«È arrivato il momento che il Nicaragua firmi l’accordo di Parigi», ha spiegato il presidente Daniel Ortega: «Scienziati da tutto il mondo sviluppato, scienziati che lavorano per la Nasa, scienziati europei, tutti concordano nel dire che dobbiamo fermare il processo che sta portando alla distruzione del pianeta». Il Nicaragua, paese che ha sposato da tempo una politica energetica fondata sulle fonti rinnovabili, si è rifiutato di firmare l'accordo perché riteneva troppo blandi gli impegni presi a Parigi.

Tutt’altra posizione rispetto a quella degli Stati Uniti, che, dopo aver siglato l’accordo sotto la presidenza di Barack Obama, si sono chiamati fuori proprio quest'anno. Non è un mistero che Donald Trump si sia dimostrato contrario al processo di Parigi fin dall'inizio, puntando il dito contro quella che ritiene la “bufala” scientifica del climate change.

Lo scorso agosto gli Stati Uniti hanno notificato l’intenzione di ritirarsi unilateralmente dall'accordo sul clima, ritenuto dall’amministrazione Trump inutile e dannoso per l’economia americana, in termini soprattutto di posti di lavoro perduti.

Anche se l’annuncio ha una valenza puramente simbolica dal momento che nessuna nazione firmataria può annunciare il proprio ritiro fino al novembre 2019, la posizione di Washington ha evidentemente conseguenze pratiche: l’atteggiamento Usa di attesa porterà uno dei maggiori produttori mondiale di emissioni a non fornire il proprio contributo nella battaglia per mantenere l’aumento delle temperature globale entro i due gradi rispetto alla Rivoluzione industriale, possibilmente fermandosi a un grado e mezzo.

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